FRANCIS CARL FUERST
di Massimo Palazzi

VITA

La Grande Guerra
Vienna
Parigi
La Seconda Guerra Mondiale
Parigi
Ritorno in Riviera

OPERE

BIBLIOGRAFIA E MOSTRE

 

Figlio di Oedoen Fuerst e dell'ebrea Etelka Herzfelder, Ferenc Kàroly nacque a Budapest il 18 maggio 1893. Dopo il diploma di maturità, conseguito nel 1911, si trasferì a Berlino per frequentare l'università. Qui, nel 1913 si laureò in Agraria, ma gli interessi del giovane F. erano evidentemente diversi. Nell'ottobre dello stesso 1913, infatti, F. si iscrisse alla facoltà di Filosofia che frequentò fino al semestre invernale del 1913-14.

Parallelamente agli studi universitari inoltre, già dall'aprile del 1912, F. aveva seguito il corso di composizione della Hochschule fuer Musik di Berlino. Tra gli spartiti che documentano i suoi studi c'è anche una bozza dell'opera Romeo und Julia di F. Delius con correzioni dell'autore; una foto autografata dal violinista Hubay Jenoe il 17 dicembre 1912, ed una cartolina scrittagli il 24 luglio 1914 dal compositore Marteau.

Lo scoppio della guerra rese impossibile il compimento di questi appassionati studi che, per quanto riguarda la filosofia, F. tentò di proseguire presso l'università di Halle.

La Grande Guerra

Il 31 luglio 1914 nell'Impero Austro-ungarico fu decretata la mobilitazione generale, ma evidentemente F. fu chiamato alle armi più tardi.

Le sue prime fotografie che ci sono pervenute risalgono appunto agli anni della prima guerra mondiale, quando F. era poco più che ventenne e lavorava come reporter. Curiosamente però alcune delle foto rimaste furono scattate sul fronte occidentale, in territorio nemico, e recano il timbro della Section Photographique de l'Armée francese. Si tratta di cinque immagini, corredate di didascalie in tedesco e timbro dell'agenzia newyorkese Black Star, che forse illustrarono dopo la guerra un articolo sul perfezionamento delle maschere antigas.

La prima foto, scattata a La Placardelle il 3 dicembre del 1915, mostra dei soldati francesi che indossano rudimentali maschere antigas. In un'immagine del 24 gennaio 1916, anche scolari e insegnante provano le loro difese contro un attacco chimico tedesco. Il 26 febbraio dello stesso anno, sono il sindaco di Reims e gli impiegati del comune a esemplificare l'uso delle maschere. Tutte queste immagini recano il timbro del Bureau de la presse del Ministère de la Guerre, unitemente al timbro "Censure". Il 25 aprile 1917 F. fotografò a Foret de Parroy dei soldati francesi con maschere antigas perfezionate. L'ultima foto, sempre del 1917, mostra un soldato con la maschera antigas collegata ad un apparecchio di respirazione in un bunker in Vendresse sull'Aisne.

Di fronte a queste poche stampe, formato 12 x 16.5, è possibile ipotizzare che F. abbia lavorato come corrispondente di guerra o forse addirittura come spia all'interno dell'esercito francese, ma anche che sia venuto in possesso delle foto dopo il conflitto, all'epoca del suo trasferimento a Parigi.

Risalgono allo stesso periodo altre foto e cartoline che rappresentano il generale Von Hindenburg come pure un pacco di carte africane dell'Istituto Geografico Militare Italiano datate 1909.

Come attestano parecchie foto che lo ritraggono in veste di ufficiale, F. fu arruolato nell'esercito austro-ungherese. Una di queste immagini fu ripresa nel giugno 1916 a Szabadka.

Vienna

Una lettera del 1919 testimonia che F. studiò composizione contrappuntistica presso il prof. Paul Juon a Berlino. Ed è questa la strada che dopo la guerra F. cercò di seguire. Forse tornato nell'Ungheria indipendente, nei primi anni Venti si dedicò alla musica scrivendo i Sechs folkslieder e Each on his tongue (1923), composizioni che furono pubblicate da Harmonia a Budapest ed eseguite in diverse occasioni.

La pace di Versailles nel frattempo aveva istituito la Società delle nazioni che, proponendosi di salvaguardare l'ordine internazionale, aveva tra i suoi compiti quello di dare aiuto economico all'Austria. Dopo il trattato di Trianon (4 giugno 1920), che ridusse il territorio ungherese di due terzi, F. risiedette a Vienna (Wien V. Hamburgerstrasse 10/16) dal 16 novembre 1920 fino al 2 maggio 1935.

Nella Repubblica austriaca, dal maggio del 1920 al settembre del 1927, lavorò presso la Internationale Freundes Zentrale (Quakers) alle dipendenze dell'inglese dr. Hilda Clark e dell'americana Emma Cadbury come segretario e dattilografo, nonché svolgendo mansioni amministrative negli ultimi mesi. Un posto il cui prestigio internazionale è attestato da un articolo di F. intitolato Anglo-american relief mission, Society of friends, pubblicato a Vienna nel 1921. Si tratta di un rapporto sul ruolo della Società delle nazioni nell'incremento dell'agricoltura austriaca, in particolare per quanto riguarda l'importazione di bestiame, in cui l'autore ha modo di applicare quanto studiato negli anni prima della guerra.

Durante il soggiorno a Vienna gli interessi di F. furono stimolati dal fervente clima culturale in cui si trovava. Fornendo articoli e servizi fotografici legati al mondo delle belle arti, collaborò a "The Sphere", "The Grafik" e "Moderne Welt". Fu probabilmente in questo periodo che conobbe lo scultore Gustinus Ambrosi, forse in occasione di un articolo che scrisse su di lui. Tra le lettere indirizzate a F. che ci sono pervenute, il 15 dicembre 1926 Ambrosi propose all'allora collaboratre di "The Graphik" di trasferirsi con lui a New York assumendolo come suo segretario ed interprete ed offrendogli il 20% dei suoi guadagni. Nella stessa lettera, lo scultore accennò ad una raccomandazione richiestagli da F. per incontrare Mussolini probabilmente in vista di un futuro articolo:

 

"Aber machen Sie aus ihm keine Sensation, sonst verrachten er Sie. Er ist ein einfacher Denker und liebt die Reklame und den Ruhm gar nicht."

 

Il giorno di Natale dello stesso anno, Ambrosi annunciò a F. la spedizione di una lettera al suo amico Bordonaro, segretario generale di Mussolini, per permettergli di entrare a Palazzo Chigi e, se gli fosse riuscito, di incontrare Mussolini. Non possiamo dire se quest'incontro avvenne, comunque F. riuscì a ritrarre Mussolini negli anni trenta, come ci attestano una decina di stampe pervenuteci.

In seguito, lo scultore Ambrosi eseguì un ritratto in bronzo di Augusta Fuerst che fu pagato 16000 scellini il 13 maggio del 1928. Il bronzo fu gettato dopo l'agosto dello stesso anno. Lo scultore disegnò anche una caricatura di F., che, come il busto, non è più in nostro possesso.

Tra quel che resta della sua biblioteca, risalgono agli anni viennesi il volume di J.S. Machar, Das Gewisses der Zeiten, III. Band, Barbaren, dedicatogli dall'autore come pure Die Bibel in Bildern, illustrato da Abel Pann.

Il 10 novembre 1926 F. sposò Augusta Vecchiet, triestina nata il 10 febbraio 1896 da madre figlia di una cattolica e di un ebreo. Una foto scattata nel 1926 a bordo di una nave partita da Buenos Aires per Trieste, sembrerebbe suggerire la meta del loro viaggio di nozze.

Parigi

Forse in conseguenza delle tensioni tra borghesia ed opposizione socialdemocratica sfociate a Vienna nella violenta manifestazione socialista del 1927, F., una volta sposato, F. si trasferì con la moglie a Parigi dove già dal 1927 diresse una propria agenzia di stampa (232, Boulv. Raspail, 14) che forniva materiale a riviste e giornali americani ed inglesi dalla capitale francese e da Pieve Ligure. Qui, nella Villa Miramare in Via Aurelia 143, risiedette ufficialmente dal 10/7/1930.

Intanto prosperava la sua attività di fotogiornalista. Una lettera del 12 luglio del 1939 proveniente dalla Penguin Press di Melbourne lo definisce "our general representative in France", incaricato di raccogliere materiale e immagini per scrivere articoli di interesse internazionale destinati alla stampa australiana; mentre è datata 1940 la sua tessera del sindacato della stampa straniera di Parigi in cui si certifica che F. è corrispondente del "The Illustrated London News".

La seconda guerra mondiale

Un documento redatto in ungherese ed italiano il 25 aprile 1940 dichiara che F. "non è da considerarsi quale ebreo". Tuttavia F. stesso scrisse che allo scoppio della seconda guerra mondiale fu perseguitato da fascisti e nazisti per la sua origine, arrestato e allontanato dalla casa di Pieve il giorno stesso dell'entrata in guerra dell'Italia (1 luglio 1940) e internato fino all'arrivo delle forze alleate a S.Giminiano, nel dicembre del 1944. Egli afferma inoltre che nei cinque anni di assenza da casa tutti i suoi valori ("argento di famiglia, pianoforte, automobile, eccetera") furono portati via. Le dichiarazioni di F., stese in chissà quale occasione, sembrano però drammatizzare un po' la realtà. In una lettera del 24 ottobre del 1940, Paul Guillumette di New York (International Photo Features) attesta che F. è il suo "personal representative" in Italia. Inoltre, alcune foto scattate a Trieste nel 1942 e nel 1943 testimoniano che F. poteva viaggiare anche nel periodo da lui definito di prigionia. A questo periodo risale il timbro "COPYRIGHT Augusta Vecchiet Via Montecucco 6" apposto sul verso di una foto pubblicitaria composta da F. per le lamette da barba UPSAL e commentato di suo pugno: "When I was on Hitler's blacklist, I worked, until it was possible, under the maid-name of my wife."

Ma documenti ancora più interessanti sono la lettera del 24 febbraio 1945 in cui l'Allied Military Government dichiara che F., al momento residente a S.Giminiano in Via del Castello 12, ha svolto attività di "associate photographer" dal 1939 e che "his production may be considered as constructive propaganda for the allied cause". E ancora: nel 1940 a S.Giminiano riceve i ringraziamenti del Ministero della Casa di S.M. il Re e Imperatore per le diapositive a colori eseguite nei Reali Giardini del Quirinale.

Del resto, è comunque plausibile che F. abbia subito degli arresti e che si sia trovato in condizioni economiche sfavorevoli: tra i suoi documenti, un piccolo registro contabile etichettato "Kunst" (arte) riferito agli anni dal 1941 al 1945, documenta la vendita di opere d'arte, libri ed altri oggetti in suo possesso.

Il 13 luglio 1944, quando la prima pattuglia francese entrò in S.Giminiano la sua "Leica summitar (1:2)" fu presa dal sergente Gerard Lamy, denunciato per questo da F. alla Commission of War Damages il 22 luglio 1944. Il 16 giugno del 1944, toccò alla sua auto, confiscatagli dalla croce rossa tedesca, come si apprende da una lettera del 18 settembre 1945 indirizzata al capitan Fryer della Sub Commission War Materials. In questa F. chiese un'auto per viaggiare in Europa a riprendere la sua attività di giornalista che dichiarò di aver svolto negli ultimi venti anni presso: "Illustrated London News", il newyorkese "The american Weekly" ed altri periodici inglesi e americani.

Terminata la guerra, dal gennaio 1945 fino al giugno 1945, F. fu impiegato presso l'Allied Military Governement di Siena come assistente amministrativo. Con un'autorizzazione del 30 aprile 1945, l'esercito americano riconobbe la sua attività di fotoreporter.

Trasferito all'Allied Military Governement di Genova con mansioni di assistente amministrativo e interprete, fu impiegato dal giugno 1945 al 31 dicembre del 1945.

Parigi

Partito da Genova, F. entrò ufficialmente in Francia il 2 settembre 1946, con una carta d'identità per stranieri valida fino al primo settembre 1949, e ritornò a Parigi. Qui, dal settembre 1946 al gennaio 1947, fu impiegato alla Western Base Section of the Military Forces, poi presso l'American Graves Registration Command, fino al novembre 1947. Fu forse in questo periodo che F. ebbe modo di scattare alcune foto (ce ne restano 5 stampe e 2 riproduzioni su negativi 6x6) in un campo di concentramento tedesco.

Riprese dunque il suo lavoro di reporter per giornali svizzeri, tedeschi, inglesi e americani. Elmer W. Lower, picture editor di Life, in una lettera del 14 ottobre 1946 chiese al maggiore Hodson di rendere possibile il viaggio di F. in Italia per prendere i negativi di alcune interessanti foto rimasti chiusi in un baule.

Ma, al di fuori degli impegni lavorativi, negli anni trascorsi a Parigi, F. ebbe modo di conoscere e ritrarre alcune tra le massime personalità del mondo della cultura e dello spettacolo realizzando così i suoi primi ritratti sovrapposti che in alcune occasioni fece autografare dai soggetti stessi. In una lettera del 6 febbraio 1974 scrisse alla vedova Chagall di aver trovato in un baule il libro CHAGALL, scritto da André Salmon (Paris, 1928), regalatogli dal maestro a Parigi con la dedica "A Monsieur F.Fuerst, homage, Marc Chagall 1929". Il fotografo propose questo libro alla vedova in cambio di una qualsiasi opera del pittore, ma in risposta ebbe solo ringraziamenti per le foto che aveva scattato alla coppia nel 1954 a Vence.

Ritorno in riviera

Il 13 febbraio 1950, F. chiese ufficialmente di ottenere la cittadinanza italiana, che non riuscì ad avere fino a quando non perse definitivamente quella ungherese, il 9 agosto 1960.

Nei primi anni sessanta vendette la Villa Miramare, si trasferì a S.Margherita ("La Villetta", Corso Cuneo 19) e dall'estate del '62 possedette un appartamento sito a Sori in via Roma 10/11 che affittò prevalentemente nel corso dei mesi estivi fino al 1967. In un libro delle visite gli ospiti hanno lasciato testimonianza del loro passaggio.

Negli anni sessanta continuò il suo lavoro di fotogiornalista, collaborando a diversi periodici europei ( "In freien Stunden", "Paris-Match", "Burda", "Cronaca Vera", eccetera) ed agenzie fotografiche, quali Black Star di Londra o la madrilena Eurofoto. Alle foto di cronaca a carattere locale, come la rivolta sulla nave cinese Li-Ming o i manifesti della campagna sul divorzio, univa piccole curiosità di vario genere legate a personaggi del mondo dello spettacolo più o meno noti e al lavoro di artisti ed artigiani della provincia genovese. Occasionalmente creò nuovi ritratti sovrapposti, come quelli eseguiti nel 1970 su commissione della poetessa Alessandra Capocaccia Quadri; oltre ad immagini pubblicitarie ed altri lavori, quali le riproduzioni per l'amico Ambrosi, pagate dallo scultore ad una sorella di F. residente a Vienna.

Piccole cose insomma, del resto integrate, dal 1962, da un vitalizio di £ 12000 mensili concesso alla moglie dal World Council of Churches, division of inter-church aid, refugee and world service. Ma le condizioni economiche dei coniugi F. dovettero peggiorare se nel 1965 F. dichiarò che l'affitto di lire 23000 al mese era per lui un peso quasi insopportabile. Malgrado gli aiuti economici del World Council of Churches, che nel 1966 pagava ad ognuno dei due coniugi un vitalizio di £ 20000 mensili, nel febbraio 1968 i Fuerst dovettero traslocare definitivamente nella casa di Sori, da lui reputata fredda e inospitale. In un articolo di giornale non datato dedicato a Stanley Parker, disegnatore attore e commediografo inglese, si parla dei coniugi Fuerst come suoi amici.

Da una lettera di Ambrosi del 4 luglio 1973, si apprende dell'avvenuto internamento della moglie Augusta nel manicomio di Quarto.

In quegli anni F. continuò a lavorare principalmente per riviste che si occupavano di modellismo ferroviario ("Model Railways", "Modell-Bahnvue", "Der Eisenbahner", "Eisenbahn-magazin") e per "Oesterreiches Tierschutz - Magazin" (Vienna), con cui aveva collaborato già dal 1964, confermando una curiosità ed un interesse per gli animali che le sue fotografie hanno sempre testimoniato.

Dal 12/5 al 14/6 1977 fu degente alla clinica Villa Azzurra. Nello stesso anno inviò delle fotografie al Sunday Time. Tra queste, la foto di O.Mosley fu richiesta dalla figlia di primo letto Mrs Vivien Forbes Adam che trovò l'immagine del padre interessate perché lo ritraeva in un raro atteggiamento rilassato e informale.

In un'ultima lettera, scritta a Genova il 6/8/77 dai coniugi Kuk e Annerose impiegati al consolato tedesco di Genova, si comunica l'interesse destato dal busto di Augusta. Assieme a tutto l'archivio che ci ha permesso questa ricostruzione, il busto fu venuto poi a Marcello Merli che a sua volta, su loro richiesta, lo cedette a Kuk e Annerose senza nessuna contropartita. Nella lettera, inoltre, si invita F., che per motivi di salute non aveva potuto recarsi in riviera, a cercare una casa di riposo, magari a Londra, dove probabilmente risiedeva chi scrisse la lettera.