| PICCOLO FRA I PICCOLI
Ho conosciuto padre Secondo Cantino nel corso della sua malattia, in qualità di
logopedista, per aiutarlo nel ricupero della sua voce, persa durante l’intervento chirurgico.
La mancanza di questo strumento lo mortificava in quanto non poteva più portare
ai fratelli i suoi messaggi di gioia e di speranza.
Un paziente alleato
Non ho fatto fatica a stipulare "l’alleanza terapeutica" che si stringe tra
paziente e terapeuta perché ancora prima di conoscerlo era già mio alleato.
Durante il faticoso lavoro in cui gli suggerivo possibili strategie per ovviare e migliorare
le sue prestazioni respiratorie e vocali, mi ha chiesto molte volte di dargli del tu, come era
sua consuetudine o consuetudine africana.
Tale "miracolo" avveniva nel giorno delle sue dimissioni dall’ospedale di Casale,
ma in cuor mio gli avevo dato del tu sin dal primo momento che lo conobbi.
L'ho fatto per te
Lo vedo ancora nel lungo corridoio, quando terminata la terapia, e con poco fiato, spingeva
un malato in carrozzina, o quando animava la sala mensa col suo costante buon umore, anche se
si sentiva sorvegliato da me che vigilavo sulla sua modalità di deglutire.
Ho provato una grande commozione quando l’ho sentito per la prima volta leggere
il Vangelo "con la voce" in occasione della concelebrazione pasquale in reparto.
Al termine della liturgia mi disse che l’aveva letto per me.
La trasparenza del cuore
Per me padre Secondo è stato un paziente molto carismatico; credeva nell’uomo,
nella sincerità. I suoi occhi trasparenti riflettevano la trasparenza del suo cuore.
Gli ho dato, ho ricevuto molto di più. Al lavoro, sulla scrivania, conservo
una foto in ci lui, piccolo, è circondato da una miriade di bambini africani
che salutano. Questo era il suo spirito: farsi piccolo tra i piccoli.
Botto Annalisa
Casale Monferrato
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