IL MISSIONARIO, L'AMICO,
IL CONFIDENTE

Sono felice di averlo conosciuto. Anche se l'ho incontrato per la prima volta solo quest'anno, quando è stato ricoverato a Casale Monferrato per le sedute di Logopedia e Fisioterapia, posso dire che mi è entrato nel cuore con la semplicità e la decisione con cui entrano soltanto gli amici.


Uno degli amici più cari
Anch'io posso dire "il mio amico Padre Secondo", e per quanto strano possa essere (e anche a me pare impossibile in così breve tempo) rimane per me uno degli amici più cari. Sapeva di me cose che non ho confidato a nessuno (e non solo perché era un sacerdote) e anche lui ha condiviso con me pensieri ed emozioni. Era bello specchiarsi nei suoi occhi, per la loro chiarezza, ma soprattutto perché ti ci potevi fermare sopra e sapevi di essere entrato direttamente in contatto con l'anima. Si è detto anche al suo funerale "..pareva strana la sua maniera di esercitare il ministero sacerdotale".


Un'umanità che sconvolgeva
E' vero, al primo impatto poteva sconvolgere la sua umanità nel senso più ampio del termine. Poi però ti ci affezionavi e scoprivi quanto forte fosse la presenza di Cristo in questo uomo – sacerdote, mandato a vivere in questo tempo e tra questa gente. Così cominciavi a riscoprire Cristo anche in te, nonostante il tuo essere uomo o donna con tutte le tue piccolezze…Ringrazio Dio per questo incontro. Custodisco ogni frase detta o scritta da P. Secondo per me, come un dono personale, in cui ho sentito l'affetto dell'amico Secondo, ma ho intravisto anche l'affetto del Padre Celeste che si manifestava attraverso di lui.


Prete e missionario
Ricordo con un sorriso e con affetto i momenti trascorsi insieme: i brevi percorsi in macchina, il saluto del mattino, un pomeriggio dopo il lavoro in cui abbiamo girato la macchina verso il Santuario di Crea senza tanto programmare, la partita Italia –Camerun vista insieme con Marta e lui che non sapeva per chi fare il tifo, una passeggiata in paese, le scale fatte con fatica per venire a salutare la mamma, le telefonate in cui non c'era bisogno di dire: "Ciao sono io" E non ultimo ricordo di lui quella forte pulsione all'essere sacerdote missionario. Uno dei primi giorni in cui l'ho chiamato Don Secondo, mi ha corretto chiedendomi di chiamarlo Padre Secondo, e a me sembrava che il suo essere sacerdote trovasse realizzazione proprio lì, nell'essere Missionario e Padre. E mi fanno tenerezza adesso tutte quelle foto bellissime della sua Africa distribuite a sensibilizzare i cuori.


Un intercessore presso il Padre
Vorrei poter portare nella mia vita un po' di lui, della sua disponibilità verso gli altri, della sua povertà materiale, della sua bontà che gli permetteva di avvicinare chiunque, e soprattutto della sua fede che testimoniava in ogni momento e soprattutto durante i travagli materiali e spirituali. Per questo confido nel fatto che lui mi stia ancora vicino e che interceda per me presso il Padre. Saluto e ringrazio per questa opportunità che ha permesso di scambiarci quello che portaimo in cuore e il conforto fraterno per la perdita di un amico comune. Chiudo con l'invocazione "Sia Lodato Gesù Cristo!" che è quanto mi viene da dire dopo aver conosciuto Secondo.

Nadia Selva