| > | Il padre "convocato" dagli anziani Gli anziani del villaggio di Abokro mi hano "convocato". Il capo dei cristiani passa
a trovarmi e mi dice:" Sai padre, ci hai fatto qualcosa che ci ha fatto
star male, cos'hai contro di noi? Devi venire col capo chiesa di Koun Fao, col
catechista Andrè e con il vecchio Albert di Koun. Dobbiamo discutere la
questione". Così,
giovedì 16 settembre siamo partiti tutti e quattro. Ci aspettavano. Avevano
preparato parecchio bangui, cioè linfa di palma per accoglierci bene. I miei
tre compagni erano tutti belli euforici...e già prima di arrivare. Infatti a
Koun Fao, dal capo chiesa, ci aspettavano 4 litri di bangui. Poi arriva Andrea,
il catechista, l'altro compagno di viaggio. Anche lui con un bidoncino di 4
litri. Il fiume comincia a scorrere. Io assisto distaccato al festino. Poi
arriviamo a Abokro:15 km di pista in mezzo alla foresta. Ai lati piantagioni di
caffè e di cacao. Il capo
chiesa ci accoglie. Accoglienza privata, evidentemente. Ci toglie la polvere
dai piedi con un altro bidoncino di bangui, che sparisce nelle capaci viscere
dei miei accompagnatori. Poi andiamo
dal mio "sikefuè", o come si dice qui, dal mio logeur, la persona che
mi ospita, nella cui abitazione passerò la notte. Ci sediamo sotto gli alberi. Mentre
aspettiamo che la gente torni dai campi,i miei compagni si dilettano ancora con
la bevanda amica. E' Alphonse, il mio logeur che offre. Intanto
vedo che,poco lontano, stanno rincorrendo un pollo. Sarà la nostra cena. Siamo
in quattro, è una visita ufficiale, devono accoglierci bene. Poi si fa il giro a salutare i villageois, almeno quelli che sono tornati. Si inizia dai più vecchi, dai più influenti. Indi si ritorna di nuovo nel cortile, là sotto gli alberi. Tutti i salutati vengono a darci il benvenuto. E' il momento della "nouvelle ufficila". Sono tutti là attorno con le orecchie ritte. Spieghiamo che ci hanno invitato a venire per regolare alcune questioni, e siamo venuti. Tutti passano a darci di nuovo la mano con grandi akwaba o...benvenuti. Segue il
ricevimento ufficiale. Mettono al centro un bidone con 10 litri della solita
bevanda: "Ecco siete venuti a trovarci, il capo chiesa coi suoi vecchi vi
offrono 10 litri di bangui". Ci concertiamo (noi 4), poi diciamo: "dobbiamo
ringraziare pubblicamente". Facciamo semblant di alzarci e lanciamo a tutta
l'assemblea: ndja ndja dase e...grazie grazie signori. Poi il fiume comincia di
nuovo a scorrere. Le calebasse (zucche vuote sezionate in cui si beve il
liquido in questione) non si contano. Voglio rimanere lucido. Con politesse
declino la mia parte. Dopo aver libato agli antenati, passo la calebasse ad
Albert. Quest'uomo è senza fondo. Capisco perché ogni mezz'ora deve andare ad
innaffiare gli alberi. Non avrà mai i calcoli... forse la cirrosi...ma neanche,
è una bevanda con pochissimi gradi. Alle 20 ci
portano il nostro pollo coi panetti di futù: igname bollito e pestato. Hanno
scovato anche una bottiglia di vino chissà dove. I miei amici mangiano poco,
specialmente Gustave Malafo, il capo chiesa di Koun Fao. Sono già sazi di
bangui. Alle 20,30
un incontro in chiesa. E' piena come sempre. Un incontro di preghiera di
mezz'ora. Gli avvisi per l'indomani: confessioni alle 6, messa alle 8. Dopo la
preghiera ci fermiamo ancora sotto gli alberi. Alphonse viene ad augurarci la
buona notte con un altro bidoncino. Questa volta ne prendo anch'io. Sono a due
passi dal letto. Gustave, Andrè, Albert, non hanno neanche male al braccio dal
grande alzare calebasse. Continuano imperterriti nel loro rito. Prima di
andare a dormire, una slavazzata. Mi accorgo di aver dimenticato l'asciugamano.
Ne chiedo uno al mio logeur. E' tutto contento di offrirmelo: grande come un
lenzuolo. Mi servirà anche da coperta, dato che fa un po’ freddo. Distendo il
mio pagne (specie di grossa toga) e arrivederci a domani. Macchè! Alle 2 devo alzarmi
e buttar fuori il resto del bangui. Dopo le
confessioni prendiamo un po’ di caffè. Ho sempre con me il necessario. Ne offro
agli amici. Ha un altro sapore del bangui, ma lo gustano ugualmente. Alle 8 la
messa, poi la convocazione. Si portano fuori i banchi della chiesa. I vecchi
sono tutti lì. Noi da una parte, vicini, gli altri attorno. Si parla
del più e del meno, si ride, si scherza. Tutto per distendere l'atmosfera. Poi
al momento opportuno, il capo chiesa attacca. Faccio il riassunto dei tre capi
d'accusa nei miei confronti. Primo: è morto François, uno dei vecchi, sono
venuti due volte a chiamarmi perché andassi, ed io non sono andato. Secondo:
avevo promesso di andare qualche giorno dopo per la messa, e non sono andato. Terzo,
il più grave atto di accusa: hanno tagliato un grosso albero per fare i banchi
della chiesa, avevano chiesto il parere della suora, aveva detto che andava
bene. Io in quel tempo non c'ero. La guardia forestale li ha sorpresi con sega
in mano, senza permesso, sega abusiva, taglio abusivo. Hanno dovuto pagare una
grossa multa: 83 mila franchi (circa 250 mila lire). "Erano soldi che
volevamo usare per fare una casetta per te, là vicino alla chiesa ora se ne
sono andati. Perché non sei intervenuto? Perché non sei andato a chiedere scusa
per noi? Come facciamo adesso a costruire? Devi dirci che cosa hai contro di
noi! Ecco le
imputazioni. Ci concertiamo. Albert conosce tutto meglio di me. Comunque
ricordo ancora i fatti: il giorno del funerale non potevo andare, la macchina
era rotta in garage. Per la seconda messa ci siamo male intesi. Ero a
Tanokoffikro in un villaggio vicino, non potevo essere contemporaneamente in
due posti. Per la questione della multa ho fatto mea culpa, ma ho spiegato il
mio punto di vista: ho fatto intervenire i vecchi di Koun Fao con Albert in
testa. E' meglio che siano loro a risolvere questi problemi. Io oggi ci sono,
domani posso non esserci più, ma le comunità cristiane devono continuare a
vivere. Niente,
dovevo intervenire io. Capiscono per tutto il resto, ma su quest'ultimo punto
non mollano. Forse hanno ragione, non so! Poi si
attaccano al catechista Albert. L'atmosfera è sempre molto distesa, ma le cose
vengono dette ugualmente. Se il padre non poteva venire, dovevi venire almeno
tu, con la bicicletta, anche tu sei colpevole, dovevi venire a vedere come
stavano le cose." Albert
incassa. Parla Gustave, il capo chiesa di Koun Fao, poi il catechista Andrè,
poi Albert, poi ancora io. Alla fine tiro fuori 1000 franchi "pour pardonner
les vieux", come si dice qui: offro a tutti 20 litri di bangui per...
raffreddare il loro ventre. Loro,
astuti, avevano già previsto! La damigiana era già là bella che pronta. Stavolta
bevo anch'io, bevo veramente. E' dolcissimo. E' un gesto di comunione. Mostro
che non ho niente contro di loro, anche se lo pensavano. Cercherò di aiutarli
rimborsando la multa. Abokro, Settembre 1982 |