Nel 1830, il
governo portoghese viene guidato da un primo ministro progressista, il marchese
de Sá da Bandeira, che arrivò ad abolire la tratta degli schiavi nel 1836.
Toccò però alla Royal Navy britannica di porre un fine a questa attività verso
la metà del diciannovesimo secolo. Nel 1858, la schiavitù venne legalmente abolita anche in Angola. La proclamazione ufficiale dichiarava però che ogni forma di schiavitù doveva cessare entro il 1878, e molti coloni trovarono il sistema per aggirare il decreto, così le condizioni dei lavoratori non cambiarono significativamente. L’abolizione del
commercio degli schiavi coincise con una nuova espansione dei portoghesi in
Angola. Nel 1838 costruirono un forte a Duque de Bragança (chiamata poi
Calandula), in un’area ad Est di Luanda. Dopo il 1850 estero il loro controllo
formale ad est fino quasi al fiume Cuango. Nel 1840 i portoghesi fondarono la città di Moçâmedes (oggi Namibe) sulla
costa, a Sud di Benguela. I portoghesi cercarono anche di porre sotto controllo
la costa tra Luanda e Cabina, attraverso l’occupazione militare dei porti
maggiori, ma a causa dell’opposizione britannica, non furono in grado di
portare a termine il loro tentativo. Il costo delle operazioni militari portò, nel 1856, all’imposizione sulla popolazione africana di pesanti tasse, che spesso si rifiutava di pagare o abbandonava le zone controllate dai portoghesi, visto anche che gran parte dell’interno dell’Angola non era ancora sotto il controllo dei portoghesi, privi di risorse per continuare l’espansione militare. Dalla fine degli
anni Settanta all’inizio degli Ottanta del diciottesimo secolo, il Portogallo
rilanciò la propria politica espansionistica in Angola, grazie anche alla
Società Geografica di Lisbona, fondata nel 1875 da un gruppo di industriali e
militari. Nel 1883, i portoghesi occuparono Cabinda e Massabi a Nord del fiume Congo, e anche la regione corrispondente al vecchio reame del Congo. Nella Conferenza di Berlino del 1884, le potenze coloniali europee si divisero l’Africa. Altre e più potenti Stati europei avevano esplorato l’Africa centrale, costringendo i portoghesi a rinunciare ad ogni pretesa territoriale sul Nyasaland (oggi Malawi) e sulla Rhodesia (oggi Zimbabwe e Zambia). Al Portogallo spettava l’Angola. Questo non significava però che il Paese fosse sotto il controllo portoghese. Lisbona intensificò allora i suoi sforzi, riuscendo a pacificare l’interno solo dopo trent’anni di campagne militari (1890-1921). Ancora una volta, nel 1902-1903, gli angolani cercano di ribellarsi al dominio coloniale: a Bailundo duemila angolani vengono uccisi dai portoghesi a seguito di una rivolta condotta da Mutuyakevela. In quel momento i portoghesi cambiano strategia di dominio. Concepiscono il sistema di assimilazione che punta alla cancellazione completa di tutte le manifestazioni della cultura africana. Negli anni Venti viene creato lo statuto dell’assimilado, cioè dell’uomo africano che ha perso completamente le tracce della cultura e della lingua africana, che devono essere sostituite dal portoghese, dal modo di vestire portoghese, dal cibo portoghese. In cambio gli assimilados ricevevano la promessa di privilegi economici e di accesso all’istruzione scolastica. Gli effetti principali furono la formazione di una classe, ma anche una lacerazione sociale tra gli africani che si trovavano gli uni contro gli altri. Gli indigeni, oltre ad dovere avere sempre con sé una carta di identificazione, dovevano versare una tassa fissa, e se non avevano il denaro per pagarla, erano obbligati a lavorare senza paga per il governo sei mesi all’anno. Nello stesso tempo i portoghesi stessi cominciavano ad odiare gli assimilados perché vedevano in loro potenziali rivali del futuro. Da qui comincia il processo di stratificazione della società angolana. Stratificazione che ha il suo impatto nell’attuale guerra civile. Molti assimilados si sentono legittimi sostituti dei portoghesi, in parte loro antenati o antichi alleati. . Si sentono superiori agli altri neri che costituiscono la massa della popolazione rurale, quella che durante la colonizzazione ha avuto meno accesso all’istruzione e alle ricchezze lasciate dai portoghesi al tempo dell’indipendenza. L’amministrazione coloniale faceva molta fatica a rilasciare la qualifica di assimilados: nel 1950, su una popolazione stimata di 4 milioni di persone, c’erano meno di 31.000 assimilados. E’ questa la trama profonda che è necessario prendere in considerazione per capire le ragioni di una guerra che va avanti da almeno quarant’anni. |