In Portogallo, un’insurrezione militare guidata dal Movimento delle Forze armate (MFA) rovesciò il regime fascista di Oliveira Salazar e Marcelo Caetano il 25 aprile 1974. I nuovi leader presero tutte le misure necessarie a garantire l’indipendenza delle colonie. Invitarono quindi il MPLA, il FNLA e l’UNITA a partecipare, insieme al Portogallo ad un governo di transizione verso l’indipendenza, secondo un percorso tracciato con gli Accordi di Alvor, avvenuti nel gennaio 1975. I tre movimenti non riuscirono mai ad unirsi in un fronte comune, e il progetto di formare dei partiti politici per arrivare alle prime elezioni dell’indipendenza fallì. Invece di arrivare a delle elezioni, i tre movimenti iniziarono una lotta che è continuata fino ad oggi. Tutti ricevevano
supporti esterni: le truppe dello Zaire si mossero verso il confine Nord per
aiutare il FNLA – e godevano anche del supporto tecnico della CIA. Le truppe
sudafricane si mossero invece verso i confini Sud per dare una mano all’UNITA.
Al momento dell'indipendenza anche 300 mila coloni portoghesi si trasferirono
in Sudafrica, da dove appoggiarono la lotta l'11 novembre 1975, tutti e 3 i movimenti dichiararono l'indipendenza. Il MPLA, che controllava Luanda, aveva proclamato la Repubblica Popolare dell’Angola, e Agostinho Neto ne era diventato il primo Presidente. Nel 1976, le Nazioni Unite – ma non gli Stati Uniti - riconobbero il governo del MPLA come rappresentante legittimo dell’Angola, che intanto stava vincendo la prima fase della guerra civile con i suoi alleati. Nel febbraio del 1976 le truppe dello Zaire si erano ritirate, seguite un mese dopo da quelle sudafricane. I combattenti rimasti del FNLA e dell’UNITA dovettero chiedere asilo rispettivamente in Zaire e Namibia, e da lì continuarono a compiere sporadiche incursioni in Angola. Un momento di relativa calma destinato a durare poco (un mese). Nel maggio 1977 l’ala “Rivolta attiva” del MLA, capeggiata da Nito Alves, tentò un colpo di Stato. Sei alti dirigenti furono assassinati, ma il complotto fu sventato in poche ore. Sette mesi dopo, il MPLA realizzò il suo primo Congresso, si proclamò marxista-leninista, cambiando il suo nome in MPLA- Partito dei Lavoratori (MPLA-PT), e nazionalizzò le imprese portoghesi. Il 10 settembre 1979 Agostinho Neto moriva di cancro a Mosca. Il Comitato Centrale del MPLA scelse come successore l’ingegnere José Eduardo dos Santos, che assunse la carica di presidente del partito e Capo di Stato. Nato a Luanda nel 1942, dos Santos era scappato in Zaire nel 1961 in seguito alle azioni di repressioni dell’esercito e della polizia portoghese, e si era formato poi come ingegnere petrolifero nell’ex Unione Sovietica. Diventò ministro degli esteri nel primo governo angolano e nel 1978 fu nominato ministro per la programmazione economica. La guerra civile intanto continuava. Nel Sud-Est del Paese, l’UNITA aveva stabilito il suo quartier generale a Jamba, nel Sud-est del Paese, e da lì continuò a compiere azioni di guerriglia in quasi tutto il Paese. Oltre a fornire armi, benzina e cibo, il Sudafrica interveniva con il suo esercito e i suoi aerei, per appoggiare le azioni dei guerriglieri dell’UNITA. Un appoggio che veniva pagato con i diamanti delle miniere angolane, o con gli attacchi alle basi, nel Sud dell’Angola, dell’Organizzazione Popolare dell’Africa del Sud-Ovest (SWAPO), che lottava per l’indipendenza della Namibia – all’epoca protettorato sudafricano. Nell’agosto 1981 i sudafricani lanciarono l’operazione “smokeshell”, utilizzando 15.000 soldati, mezzi blindati, e aerei, per avanzare di 200 km nella provincia meridionale di Cunene. Il governo di Pretoria giustificò l’aggressione come un’operazione contro basi di guerriglieri della SWAPO. Il vero obiettivo era probabilmente la creazione di una “zona franca” nella quale l’UNITA potesse installare un secondo governo angolano, capace di ottenere un riconoscimento internazionale. Questo tentativo, come i successivi attacchi furono bloccati dalla resistenza angolano-cubana. Nel Nord la situazione era meno drammatica, il governo angolano riuscì anche a firmare un trattato con lo Zaire il 9 febbraio 1985. Nel 1986, il Congresso degli Stati Uniti, unico Paese occidentale a non riconoscere il MPLA al momento dell’indipendenza, votò a favore della fornitura di assistenza militare all’UNITA. Savimbi, fu anche accolto trionfalmente da Reagan a Washington. |