LE ELEZIONI DEL 1991

Nonostante numerosi segnali, la missione di verifica dell’ONU decretò nel corso del 1992 che tutte le condizioni previste dall’accordo di pace erano state rispettate. Dopo intense trattative tra il governo e l’UNITA, si concordò di svolgere le elezioni il 29-30 settembre 1992. Circa il 91% degli elettori registrati[1], parteciparono all’elezione diretta del Presidente e del Parlamento. C’erano undici candidati alla massima carica, mentre 17 partiti e una coalizione si contendevano i 220 seggi all’Assemblea Nazionale.

Il 17 ottobre le Nazioni Unite dichiararono che le elezioni si erano svolte senza grossi brogli, e quindi il loro risultato poteva considerarsi valido. Nel novembre 1992 giunse il risultato ufficiale dello spoglio dei voti: il Presidente dos Santos aveva raccolto il 49.57% dei voti, mentre Savimbi si era fermato al 40,07% dei suffragi; Il MPLA aveva vinto le elezioni parlamentari con il 53,74% dei voti contro il 34,1% dei suffragi dell’UNITA, conquistando 129 seggi al Parlamento (contro i 70 dell’UNITA), mentre dieci altri partiti si dividevano i 21 seggi rimanenti.

Savimbi non accettò la sconfitta, accusò il governo di aver truccato le elezioni, e lanciò un’offensiva militare con cui arrivò a controllare i 2/3 del Paese. Nei giorni immediatamente successivi alle elezioni a Luanda ci fu anche  un massacro di aderenti all'UNITA da parte dell'MPLA. Furono giorni terribili di guerra urbana per Luanda.

Diversi tentativi delle Nazioni Unite – con l’appoggio degli Stati Uniti - per tornare al tavolo delle trattative fallirono. Il primo era avvenuto tra gennaio e febbraio del 1993 a Addis Abeba, Etiopia, e il secondo in aprile-maggio ad Abidjan, Costa d'Avorio. In seguito il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condannò a più riprese l’offensiva militare e chiese all’UNITA di accettare il risultato delle elezioni. Nel settembre 1993, impose un primo embargo sulle armi e il petrolio verso l’Organizzazione guidata da Jonas Savimbi[2], ignorato dallo Zaire – tra gli altri - che continuava a vendere petrolio in cambio di diamanti.

L’UNITA stava perdendo gran parte dei suoi supporti internazionali: Russia, Sudafrica, Zambia, Zimbabwe, Lesotho e Mozambico, la accusavano di aver ripreso le ostilità. Persino gli Stati Uniti avevano deciso di allacciare rapporti diplomatici con il governo angolano nel maggio del 1993, anche perché Luanda si era convertita alla religione del libero mercato.

 


 


[1] Gli elettori registrati erano complessivamente 4,82 milioni. La popolazione totale era circa il doppio.

[2] Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha adottato diverse sanzioni contro l'UNITA : risoluzione 864 (settembre 1993), embargo sulle armi e il carburante; 1127 (ottobre 1997), blocco degli spostamenti internazionali per i suoi dirigenti, chiusura degli uffici all’estero e divieto di traffico nei porti e aeroporti sotto il controllo dell'UNITA ; 1173 (giugno 1998), blocco dei conti dell'organizzazione in tutte le istituzioni bancarie dei Paesi membri e embargo sulla vendita di diamanti angolani non certificati dallo Stato. La risoluzione 1221 (gennaio 1999) prevede un embargo sulle telecomunicazioni dell'UNITA.