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Un po’ di storia Al
termine della presenza coloniale francese, avvenuto piuttosto bruscamente nel
1958, con l'interruzione di ogni collaborazione, la Guinea ha tentato uno sviluppo
orientandosi verso il blocco sovietico con il regime di ispirazione marxista
guidato da Sekou Touré. A partire dal 1978, la Guinea si è riavvicinata
lentamente all’Occidente, dichiarando che avrebbe cooperato sia coi Paesi
socialisti che con quelli capitalisti. La politica Alla
morte di Touré, nel 1984, il potere è stato assunto dal generale Lansana Conte,
con un colpo di stato militare. All’inizio degli anni Novanta si è avviato un
cauto processo di democratizzazione, con l’approvazione della Loi fondamentale, sul modello
costituzionale francese, avviando l'attuale forma di repubblica presidenziale. Le
successive elezioni presidenziali (1993) e legislative (1995), vinte dal
partito al potere (partito dell’unità e del progresso, raccoglie l’etnia sussu)
sono state contestate dai partiti dell’opposizione. In
base alla costituzione, il presidente, Lansana Conte, eletto a suffragio
universale per cinque anni (quello attuale è quindi al suo secondo e ultimo
mandato), è anche primo ministro. Il potere legislativo spetta all’Assemblea
nazionale, formata da 114 membri. Oggi in parlamento sono rappresentati dieci
partiti. La situazione nel Paese è tranquilla, anche se non sono mancati in
passato momenti di difficoltà con l'opposizione: nel marzo 1998, ad esempio, la
polizia ha arrestato alcuni esponenti dell’opposizione, dopo una serie di
manifestazioni di protesta in alcune città. L'impegno del governo è rivolto
soprattutto alle emergenze economico sociali interne del Paese, ma deve fare i
conti con le situazione di conflitto presenti nella regione. Dei sei Paesi
confinanti con la Guinea, ben tre negli ultimi anni sono stati attraversati da
gravissime guerre interne: Liberia, Guinea-Bissau, Sierra Leone. Questa
situazione grava sulla Guinea, che ha accolto sul suo territorio oltre 800 mila
profughi, un numero equivalente al 10% della popolazione, offrendo loro spazi,
case e terra da coltivare. L'economia Il
repentino ritiro francese ha comportato l'interruzione di ogni forma di
assistenza allo sviluppo; ciò che ha reso più difficile la soluzione dei gravi
problemi con i quali il Paese ha tuttora a che fare. La
produzione agricola è largamente sottosfruttata. La distribuzione commerciale è
concentrata in poche mani, che sono in grado di decidere i prezzi di acquisto,
penalizzando i coltivatori dei villaggi. Programmi promossi dalle ONG e dalla
Chiesa stanno sviluppando progetti di assistenza tecnica ai contadini, che
prevedono tra l'altro una gestione cooperativa o consorziata delle vendite dei
prodotti raccolti, e lo sviluppo del microcredito come strumento di
finanziamento per gli investimenti. La
Guinea possiede considerevoli risorse minerarie (più di un terzo delle riserve
mondiali di bauxite, insieme a ferro e diamanti). L’espansione dell’attività
mineraria è condizionata, oltre che dai prezzi internazionali delle materie
prime, anche dalla mancanza di infrastrutture: il minerale ferroso estratto sul
monte Nimba raggiunge il mare solo attraverso il territorio liberiano.
L'attività industriale è minima, e quasi completamente concentrata nella prima
trasformazione della bauxite, usata per la produzione dell'alluminio. La Guinea
è il secondo produttore mondiale e ha il 25% dei giacimenti del pianeta. Le due
industrie che hanno il monopolio dell'estrazione sono a prevalente capitale
straniero e lavorano con accordi di concessione del governo. I problemi sociali, la Chiesa e il
Governo La
bassa diffusione dell'istruzione primaria (solo il 36% della popolazione in età
scolare frequentava le elementari nel 1980), ha ostacolato la diffusione di una
società civile vitale e consapevole. Il controllo sociale sullo stato è
praticamente espresso dalla Chiesa cattolica, che negli ultimi anni, con tre
documenti sulla situazione della democrazia e del Paese, ha aperto un dialogo
franco e continuativo col governo. Il
governo, da parte sua, è impegnato sia sul fronte sociale, in particolare
nell'allargamento delle strutture scolastiche per raggiungere l' obiettivo (ancora lontano) della scolarizzazione
universale (oggi il dato dell'iscrizione scolastica alle elementari è salito al
48%), sia su quello economico. La
gestione del debito estero, e il confronto con la Banca Mondiale e il FMI, sono
sviluppati in modo molto consapevole, e con l'obiettivo di non dimenticare le
urgenze della fascia più povera della popolazione. Il debito Il
debito ammonta a 3.520 milioni di dollari, ed è dovuto pressoché interamente a
creditori di natura pubblica: il 46% è dovuto a governi stranieri e il 52% alla
Banca Mondiale e al FMI. Il
debito estero equivale all'ammontare del prodotto interno lordo: questo
significa che l'intero frutto del lavoro di un anno dei cittadini guineani
dovrebbe essere versato, senza trattenere alcuna quota nemmeno per mangiare,
per poter pagare il debito. |