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La campagna Jubilee 2000 e la sua
costola italiana sdebitarsi Un’altra risposta all’esortazione di Giovanni Paolo II è stata la creazione, in Inghilterra, della grande coalizione internazionale Jubilee 2000, intorno a CAFOD[1] (l’organizzazione per lo sviluppo creata dalla chiesa cattolica in Inghilterra e in Galles) e Christian Aid (l’analoga struttura della Chiesa anglicana). La mobilitazione si diffonde presto in tutto il mondo, al Nord come al Sud. Viene convocata un’assemblea mondiale del movimento a Roma nel novembre 1998, in cui si decide di non creare un coordinamento o una presidenza internazionale, ma solo coordinamenti nazionali. Si tratta di una scelta operata per evitare di creare una struttura pesante, forse più efficace in termini di comunicazione con i mass media, ma meno rappresentativa della vivacità e della policromia di tutte le componenti locali che fanno parte del movimento. Gli iniziatori della campagna chiedono l’annullamento immediato del debito non pagabile dei Paesi poveri più indebitati. L’esposizione verso l’estero di questi Paesi arriva a circa 300 miliardi di dollari, cioè circa il 15% del totale dei PVS. Ma quale parte è impagabile? Vengono avanzati dei criteri, ma alla fine non si parla di cifre. Gli iniziatori della campagna poi, non esigono la fine dei programmi d’aggiustamento strutturale. Le campagne nazionali, regionali e continentali hanno radicalizzato questi obiettivi iniziali. La coalizione dell’Africa australe esige l’annullamento totale e incondizionata del debito esteriore dei Paesi della regione, perché è servito a sostenere l'apartheid, e rigetta l’HIPC e i programmi d’aggiustamento strutturale. La campagna lanciata in America latina vuole allargare la domanda d’annullamento del debito estero a tutti i Paesi del continente – non solo per quelli più poveri -. La campagna francese rigetta i piani d’aggiustamento strutturale, e propone tra l’altro di recuperare il denaro sviato per fini personali e piazzato all’estero dai dirigenti dei Paesi indebitati. Dall’assemblea di Roma esce anche la versione definitiva dell'appello per la cancellazione, obiettivo è consegnarlo a Colonia ai Capi di stato e di governo, riuniti per la riunione del G7 del giugno 1999, con il maggior numero di firme possibile. In Italia, è Nigrizia, la rivista missionaria comboniana, a lanciare l'iniziativa raccogliendo, con altre componenti del mondo missionario, 300 mila firme, presentate al presidente del Consiglio Romano Prodi. Con l'assemblea di Roma è Sdebitarsi, una rete di oltre sessanta organizzazioni cattoliche e laiche[2], a raccogliere il testimone nel guidare la campagna J2000 in Italia[3]. La nazione che fa lo sforzo più grande è il Perù, che raccoglie oltre due milioni di firme in pochi mesi[4]. E in riva al Reno arrivano fogli col testo dell'appello di tutti i formati e le fogge. Giungono versioni italiane dell'appello dalla Polonia, firmate da cittadini polacchi e francesi. Versioni tedesche spedite dal Mozambico e versioni inglesi da Roma. Il 19 giugno, decine di migliaia di persone si incontrano
a Colonia per formare una grande catena umana intorno alla città, mentre una
delegazione incontra il cancelliere tedesco Schroeder, che presiede il summit
in qualità di padrone di casa, e gli consegnano i pacchi che contengono 17
milioni di firme di sottoscrizione dell'appello.
Bibliografia Bosio
R., Una pietra al collo, EMI, Bologna 1998. Castagnola
A., Cancellare il debito, EMI, Bologna 2000. Conferenza episcopale
degli Stati Uniti, Giustizia economica per tutti. Lettera pastorale
dei vescovi americani, Edizioni
Lavoro/Istituto Internazionale Jacques Maritain 1987. George Susan, Il debito
del terzo mondo, Edizioni
Lavoro/ISCOS, Roma 1989. George Susan, Il
Boomerang del debito, Edizioni Lavoro/ISCOS, Roma 1994. George Susan, Sabelli
Fabrizio, Crediti senza frontiere,
Edizioni Gruppo Abele, Torino 1994. Pontificia Commissione
Justitia et Pax, Al servizio della comunità umana: un approccio
etico del debito internazionale, Roma 1987.
[1] Catholic Fund for Overseas
Development. [2] Per l'elenco dei componenti di Sdebitarsi si visiti il sito internet all'interno del grande e interessante supersito www.unimondo.org [3] Poco dopo l'Assemblea di Roma, il coordinamento di Sdebitarsi vede un avvicendamento. Paola Biocca, che lo aveva gestito sino a quel momento, viene chiamata ad un ruolo di responsabilità alla FAO. Volgiamo ricordarla, con incerta malinconia, perché non possiamo più condividere con lei né progetti né discussioni. Ha trovato la morte nel novembre 1999 in un brutto incidente aereo sulle montagne fra il Kossovo e l'Albania, dove si stava recando, per conto proprio della FAO, per verificare andamento, bisogni e necessità dei campi profughi. [4] In un villaggio del Messico, ad esempio, il capo della polizia locale, preoccupato che molti suoi cittadini non sapendo scrivere non potessero offrire il loro sostegno all'appello, ha predisposto, firmato e "convalidato" con il timbro ufficiale del suo ufficio un documento per ognuno dei cittadini analfabeti per attestare la loro adesione all'appello pur nell'incapacità di firmare. |