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Negli ultimi sei mesi l’Asia ha ricevuto più di 100 miliardi
di dollari di aiuto, Indonesia, Hong Kong. L’Africa, in 54 anni ha ricevuto
meno di 2000 miliardi. Io mi sto chiedendo una cosa: perché c’è questa
differenziazione? Gli uomini sono uguali, tutti nati sotto lo stesso cielo
siamo tutti a chiedere la stessa cosa, perché l’Africa non riceve lo stesso
aiuto che riceve l’Asia? Perché questi 100 M sono arrivati in sei mesi senza
chiedere se saranno pagati o non pagati, se saranno ritornati un giorno e
perché chiedono ai paesi africani, 40 tra i paesi più poveri al mondo, chiedono
a loro di pagare sapendo benissimo che non possono pagare che non devono pagare
e che non pagheranno mai. I governi d’Europa, il governo americano, i governi
del Nord deve unirsi con i governi africani venire alla riunione del fondo
monetario e della banca mondiale e chiedere nuove regole e non questa
differenziazione.
La realtà di cui bisogna prendere atto, se si vuol capire il "debito estero", è questa: l'Africa nera, in genere, non produce abbastanza nemmeno per la sussistenza e le esportazioni diminuiscono, anche le materie prime non attirano più, per l'insicurezza dei paesi. Le ditte occidentali si ritirano dall'Africa: il rame del Katanga e dello Zambia è sfruttato al 15-20% degli anni 60. Nel 1970 il continente africano partecipava per il 3% al commercio mondiale, nel 1995 solo per l'1,3%. L'Africa nera importa circa il 30% del cibo che consuma (in certi paesi come lo Zambia, molto di più). In Guinea-Bissau l'agricoltura tradizionale produce 4-5 quintali di riso per ettaro (a Vercelli 70-75 quintali, in Sardegna, dove fa più caldo, 80-85). La valle del Limpopo in Mozambico con i coloni portoghesi esportava riso in Sudafrica, oggi il Mozambico importa riso. Secondo dati della "Giornata per l'Africa" dell'ONU (ottobre 1991), dal 1980 al 1990 la popolazione africana è aumentata del 23%, ma la produzione di cibo per persona è diminuita in media dell'1% all'anno. Il prof. Johannes Augel, docente all'università di Bielefeld in Germania, ha studiato a lungo la Guinea-Bissau e scrive in un libro del 1996: "Il problema di fondo dell'economia nazionale sta nel fatto che la Guinea-Bissau produce pochissimo, quasi nulla, al di fuori dell'economia di sussistenza che permette al popolo di sopravvivere. Il paese deve importare quasi tutto quello che consuma e investe, anche quei prodotti per i quali esistono in Guinea le migliori condizioni per raggiungere l'autosufficienza, ad esempio il riso". A Bissau ci sono 14 industrie costruite dai paesi europei (mulino per il riso, fabbriche di biciclette, medicinali di base, tubi e materiale da costruzione, ecc.): sono tutte ferme, non da dopo la guerra (1998-1999), ma già dieci anni fa. Nella grande siccità del Burkina Faso (1985), volontari italiani del LVIA nel nord del paese mi dicevano che in quasi tutti i villaggi c'erano le pompe per l'acqua, ma tre quarti erano rotte e nessuno sapeva ripararle. Se non ci rendiamo conto di queste realtà, non comprendiamo nulla di Nord e Sud, di sviluppo e sottosviluppo. Io penso veramente, conoscendo i paesi dell'Africa e dell'America, che hanno bisogno di dare, anche loro stabilità governabilità, per poter permettere che dopo la cancellazione di questo debito di cui sentono fortemente il perso e la impossibilità di continuare nel loro sviluppo della sanità, dell'educazione e di tutte le altre forme di vita sociale, che possano permettere a questi paesi di riprendere il cammino secondo uno stile proprio, secondo una democrazia propria che devono costruirsi all'interno di loro stessi e delle loro culture. Dalla videocassetta "Liberiamo i paesi poveri dai debiti", EMI, 1999 Il mio paese non ha scuse, è ricco ed ha enormi risorse, ma è caduto vittima di leader e di governi del tutto irresponsabili. Il livello di infrastrutture di cui dovremmo disporre oggi, in virtù del debito, si dice accumulato per la progressiva acquisizione di tecnologie, dovrebbe risultare tra i più moderni e avanzati al mondo, e invece, che cosa riusciamo ad esibire? un'infrastruttura del tutto fatiscente. Ritengo che debba esserci una certa discriminazione nel processo di cancellazione del debito, in primo luogo, nulla dovrebbe essere fatto per assistere quei paesi in cui si rilevi una ovvia mancanza di responsabilità, responsabilità fiscale, ma anche di governo, in termini di condotta verso i cittadini, di abuso dei diritti umani. Per questi motivi, la Nigeria di certo non si qualifica per la cancellazione del debito. Fintanto che vige una dittatura, nessun paese governato da un regime illegale, dovrebbe qualificarsi per la cancellazione del debito: questo per me è un criterio fondamentale, come dire, il paletto minimo di riferimento da fissare. Il pensiero di Soyinka |