PADRE OZOWA
33 anni di missione nelle lettere alla famiglia

 


Scoperta in solaio

Rovistando nel solaio trovano un cofanetto: conservate con cura, una serie di lettere: la corrispondenza che il prozio, padre Giovanni Battista Frigerio, inviava ai sui familiari. Siamo negli anni '90. E sono i figli dei nipoti del padre che hanno fatto la scoperta. Le lettere sono di cento anni prima: iniziano col viaggio in Nigeria dello zio nel 1893 e terminano nel 1928, anno della sua morte.


Padre Ozowa riprende vita

Data l’importanza del ritrovamento e la fragilità del materiale, le lettere sono trascritte, protette e accuratamente custodite. Si pensa subito a far conoscere i testi. Si prepara una prima pubblicazione ad uso familiare. Così padre “Ozowa” (il nome datogli dai suoi cristiani) poco alla volta riprende vita in mezzo ai suoi.

Ora la famiglia ha deciso di offrire questi documenti ad un pubblico più vasto, e ha dato alle stampe una parte di queste lettere. Ne è uscito il libro che presentiamo. Un bel volume con la foto del padre e di un suo catechista in copertina, una introduzione che situa il padre nella storia dell’evangelizzazione della Nigeria ad opera dei padri della SMA, una scheda sul Paese, le lettere commentate, e una ricca iconografia d’epoca, carte geografiche che situano la missione.


La statura spirituale del padre
Il materiale è stato ordinato cercando di mettere in valore soprattutto la dimensione spirituale ed umana del padre, il suo amore, le sue attenzioni per ogni tipo di bisogno della gente. Ma i testi sono importanti anche da un punto di vista etnografico perché nelle lettere-diario è descritta la vita quotidiana della gente con riti, usanze, feste ed istituzioni tradizionali, di cui il padre è un attento osservatore e relatore. Un esempio.


Cingliale per la sposa

 “Al mio arrivo ad Ezi un giovanotto, forte come un bue, mi disse: “Padre Ozowa, ti prego di rimanere per almeno una settimana, la mia giovane sposa Maria è ammalata tu l'hai battezzata fanciulla a te guarda come all'unico padre, tu me la desti in sposa, purché tu rimanga ti procurerò il vitto, benedici me e il mio fucile e prima che il sole torni sul fiume porterò della carne per te e per i tuoi ragazzi; facemmo la preghiera in comune, benedissi l'ardito cacciatore, visitai la sua Maria e rimasi con lei mentre Martino munito di un coltellaccio prese la via del bosco. Verso le due eccolo di ritorno. Lo riconobbi dalla voce. Accesi la candela e vistolo senza fucile, tremante, lo interrogai; e lui: ‘'Nel folto della foresta… udii i grugniti di parecchi cinghiali, mi appostai fra i cespugli, feci fuoco, tutti fuggirono meno uno, deposi il fucile e presi il coltello e raggiunta la bestia e feci per tagliarle la coda. (Il cinghiale è troppo grosso per essere portato da un uomo solo, chi l'uccide ne recide la coda e con questo testimonio torna al villaggio per chiamare chi l'aiuti) L'animale era soltanto ferito, al contatto doloroso s'alzò d'un tratto e io scappai”.


Il padre riposa sotto la palma

Il padre aveva desiderato essere sepolto sotto una palma che lui stesso aveva piantato a Illah. Gli anziani non hanno dimenticato il suo desiderio e l’hanno trasmesso ai loro figli. Così l’11 maggio 1980 giungono ad Incino, per chiedere le spoglie del loro Padre Ozowa, il vescovo di Issele Mons. Antonio Gbuji, e Richard Egwele rappresentante della comunità di Illah, entrambi battezzati da p. Frigerio. Il pomeriggio di quello stesso giorno, mentre le campane suonavano a festa, p. Ozowa ripartiva per Illah dopo 54 anni.


Presentiamo alcune lettere di Padre Ozowa. Si ricordi che il padre scrive negli anni 1890/1910, con il linguaggio dell'epoca.

Silvano Galli
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