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AMORE ETERNO



Ha tutto il sapore di un giallo, questo racconto. Il sapore di una storia fin troppo antica e nuova che si ripete in ogni amorosa relazione. Nel suo noto "Alla ricerca del tempo perduto", Proust, lamenta che dell'amata che sta dormendo si può possedere tutto ma non i sogni... Mentre, saggiamente, il Cantico dei Cantici, sottolinea drammaticamente la posta in gioco..."perché forte come la morte è l'amore" (Cant.8,6).
E' un altro sentiero per sviluppare il tema che si è sottolineato nell'introduzione precedente.
La condizione per possedere definitivamente qualcuno è "l'uccisione", però facendo ciò rimangono "statuine" che collezionano reliquie.... Belle, fortunate e tristi...



Percepisco gli sguardi inquisitori e di riprovazione che mi rivolgete. Il mio viso impassibile vi scandalizza. Mia madre è morta e io non piango.
Mia madre viene sepolta ed io non provo alcun dolore, alcun dispiacere.
La morte! Per voi, comuni mortali, ella è morta. Ma io, so che in un certo modo, ella è sempre viva: questa sepoltura è solo una farsa.
Queste parole urtano contro le mie labbra chiuse. Ho voglia di gridarvi tutto il mio disprezzo, di gridarvi la verità ma mi accontento di stringervi la mano e di evitare i vostri sguardi contriti. Mi esasperate! Ma è colpa vostra? Il peso delle vostre tradizioni e delle vostre credenze logore vi lega per sempre ai valori sterili di questo mondo.
Guardo l'orologio. Ho fretta che termini la cerimonia. Ho appuntamento con Katia alle diciotto. Sono già le diciassette e trenta. Katia! Il suo nome ha il sapore acre e insipido di una folata di oppio. Ho per lei visioni strane in cui si mescolano l'amore, la morte, il sangue e la passione. Ho incontrato Katia sei mesi fa. E' stata l'oggetto di una corte pressante e paziente allo stesso tempo, febbrile e distaccata.
Ciò può sembrarvi eccessivo ma amo tutto in lei. Tutto in lei mi commuove, mi affascina. Katia fa parte di quegli esseri la cui grazia e bellezza provengono da Dio.
Finalmente sono a casa. Ho faticato a sbarazzarmi di tutta quella gente. Ho giusto il tempo di cambiare quel lugubre vestito scuro con indumenti più comodi. Suonano. Lancio un'occhiata in salotto. I muri sono coperti da maschere di origini diverse. Oggetti strani, sacri e proibiti sono sparsi sul pavimento e sugli scaffali. Vicino alla mia poltrona abituale, su un tavolino, una statuina in pietra attira l'attenzione. Sembra attendere. Apro la porta, è Katia.
- Sono leggermente in ritardo, si scusa.
- Non importa. Sono appena arrivato. Sei molto bella questa sera. Entra, ti verso un bicchiere.
Mentre le preparo un whisky-coca, l'osservo discretamente. Sentimenti contraddittori si agitano in me. Oserò chiederglielo? Ma la paura di perderla mi assale di nuovo. Paura di perderla per sempre, di conservare di lei solo un ricordo diffuso che svanirà poco a poco sotto la polvere del tempo e della morte.
La morte mi attira e mi ossessiona. Mi ha a lungo spaventato e terrificato fino al giorno in cui, nel retro bottega di una libreria che non esiste più, ho scoperto un papiro miracolosamente risparmiato dal tempo e dall'uomo. Alla prima occhiata avevo capito di aver trovato una chiave. Mi si apriva una porta sull’eternità. Questo papiro è rimasto a lungo nascosto, inutilizzato nel mio ufficio laboratorio. Poi, un giorno, la passione, la disperazione, mi hanno dato la forza di...
- Ma caro, tu stai sognando! Non mi ascolti!
Immerso nei miei pensieri, non mi rendevo conto che Katia mi stava parlando.
- Oh, scusami, io...
Ciò che sto chiedendo a Katia è molto importante. Dalla sua risposta dipende il suo destino. Respiro profondamente.
- Katia, vuoi essere mia, vuoi appartenermi per l'eternità, vuoi sposarmi?
Ella mi osserva, incredula,
- Stai parlando seriamente? balbetta.
- Come non mai!
Con una mano distratta, accarezzo la statuina di pietra posta vicino a me sul tavolino in legno di rosa. Katia che ha lanciato un grido di gioia si getta tra le mie braccia. Accarezzo i suoi capelli, la sua fronte, i suoi occhi, la sua bocca.
La statuina mi fissa. I nostri sguardi si incrociano, complici. E' un pezzo insolito ed unico. L'ho acquistata la vigilia della morte di mia madre. Non sarebbe dovuta uscire dal mio ufficio-laboratorio. Ma questa sera, ho voluto che fosse qui al mio fianco.
Ci siamo sposati nella più stretta intimità. Per la nostra luna di miele, ho scelto un percorso particolare che è stato per Katia, una specie di viaggio iniziatico. Siamo andati alla scoperta dell'India misteriosa. In Messico, ha preso coscienza delle divinità maya. In Africa, in un villaggio dimenticato, ha scoperto che un mondo parallelo sotterraneo e misterioso sussurrava vicino a noi.
Al mio ritorno a casa, mi sono chiuso nel mio ufficio- laboratorio. Anno dopo anno, questo luogo si è trasformato in una specie di museo dove è sempre più difficile fare un passo senza urtare una maschera senufo, un letto funebre lobi, o una testa ekoì ricoperta di pelle umana.
Su un ripiano, proprio dietro la porta, sono disposte sei statuine di pietra che chiamo con il loro nome. Sono pezzi unici e ciascuna ha una propria personalità. Ho per ognuna di esse, un gesto o una parola tenera. Le amo come si ama un amico, una madre, una donna. Sono tutta la mia vita. Rappresentano le mie vere radici.
Metà del locale è occupato da un tavolo in onice, molto antico, egiziano, che serve come tavolo da lavoro e come altare votivo. La mia mano vi passeggia sognante. Immagini barbare attraversano i miei pensieri. Sul muro, di fronte a me, sono appese delle zanne e delle sciabole. Proprio sotto, uno stiletto; la sua lama è così sottile che a una certa distanza, sembra invisibile. La sua resistenza è sorprendente. Sembra che abbia attraversato il corpo di una belva senza spezzarsi e senza lasciare traccia. Allora sul corpo di un essere umano...
Invaso da oscuri pensieri, mi giro bruscamente verso le mie statuine: "Domani, avrete una compagna." Esco avendo cura di chiudere la porta dietro di me a doppia mandata.
Katia, comprensiva, mi attende in salotto. Sa che il mio ufficio-laboratorio è il mio territorio, amo rimanervi solo. Si fida di me. Ha ragione perché io so in che cosa consiste la sua felicità.
- Ho voglia di farti un regalo, mia cara.
- Che bell'idea! risponde ridendo. E che genere di regalo?
- Una statuina di pietra, la più meravigliosa, la più bella. Domani mattina, andremo al mercato di Xulaville.
Faccio fatica ad addormentarmi, è sempre così tutte le volte. Katia dorme. Poso uno sguardo triste sul suo corpo. Darsi corpo e anima, si dice. Che sciocchezza! Un corpo si dona certamente, ma l'anima si ruba, si sottrae! Mi alzo. Questa notte non dormirò. Un libro e qualche tazza di caffè mi aiuteranno ad ammazzare il tempo. Il giorno non tarderà ad arrivare. Sono le sette, Katia dorme ancora.
- Katia, svegliati, dobbiamo andare al mercato.
- Ma è presto, risponde, con la voce ancora assonnata.
- Gli affari migliori si fanno al mattino presto.
In mezz'ora, Katia è finalmente pronta. Procedo a gran velocità. Eccoci. Il mercato è deserto. Siamo gli unici clienti. Tutti i venditori si stringono attorno a noi. Mi vengono proposti braccialetti, volgari maschere di legno. Lancio un'occhiata sprezzante su tutte queste cianfrusaglie. So quello che cerco. Ma lo troverò? Mi fermo davanti l'antro del mio venditore abituale. Katia è al mio fianco.
- Padrone, mi dice sorridendo. Ho appena ricevuto un pezzo unico. L'ho conservato per te perché so che sei un intenditore.
Con un gesto impaziente, lo faccio tacere. Detesto le adulazioni.
- Tieni padrone, guarda.
Resto senza voce. L'emozione mi lascia senza fiato. Tutte le volte che il desiderio di eternità si impadronisce di me, provo la stessa angoscia: troverò l'oggetto che cerco? Il pezzo raro degno del mio destino?
Il mio malessere aumenta e non so esattamente ciò che voglio. Cerco brancolando, come un miope che sa dove vuole andare ma non può prevedere il suo cammino. E' così, so quello che cerco quando l'ho trovato. E questa mattina, il miracolo si è ripetuto. La statuina è nelle mie mani. Le conchiglie che fungono da occhi mi fissano in modo enigmatico. Le braccia sono incrociate sul petto. I capelli, al tocco, sembrano veri e sono raccolti in trecce. Non ha gambe. Il
suo corpo raccolto termina con un corno di antilope. Dal suo essere si sprigiona una tranquillità inquietante che mi seduce.
- Che ne pensi Katia?
Cerca le parole.
- E', è.. così strana. E'...
- Ti piace?
- Euh! si..., si, mi piace.
- Allora, la prendiamo! Ora è tua.
Arrivati a casa, mi chiudo nel mio ufficio-laboratorio. Pongo la nuova statuina vicino alle altre e faccio le presentazioni:
"Carissime, ecco una nuova compagna. E' ancora solo pietra, ma tra poco, raggiungerà la perfezione, e farà così parte della nostra famiglia."
Salgo in salotto fischiettando.
- Qual è il motivo di questo improvviso buon umore? mi chiede Katia
- Tu, amore mio, tu. Quando penso che sei mia per l'eternità, mi sento forte, potente. La chiesa ci ha uniti finché morte non ci separi. Ma Dio stesso non può slegare ciò che io lego per l'eternità.
- Tu sei folle! dice abbracciandomi.
Mi libero dolcemente dalla sua stretta. La contemplo a lungo, come a voler imprimere nelle mia mente il minimo dettaglio del suo viso.
- Che cosa c'è, perché mi guardi così?
- Voglio che tu sappia che tutto ciò che faccio, è per la tua felicità.
Sono ben presto le ventidue. Abbiamo finito di cenare. Si avvicina il momento decisivo. Ben presto sarà mezzanotte. Mezzanotte! Ora magica, ora di tutte le speranze.
Katia, distesa sul divano ha posato la sua testa sulle mie gambe. Le immagini della televisione scorrono sotto i suoi occhi sognanti.
- E se aprissimo una bottiglia di champagne?
- Champagne? Che bella idea! Ma per quale motivo? esclama ridendo.
- Per nessun motivo, così!
Sono già in cucina e dispongo le due coppe sul vassoio. Nel suo, verso due gocce di un elisir da me preparato.
- Tieni, mia cara.
Ah! Hai già servito? dice prendendo il bicchiere. Com'è gradevole!
Bevo a piccoli sorsi e non abbandono Katia con gli occhi un solo istante. Gli effetti della droga si fanno sentire rapidamente. Il tono della sua voce si smorza, il suo sguardo sempre più vago è a poco a poco coperto dalle sue palpebre pesanti. Rimango qualche minuto senza muovermi. Spio il minimo sussulto. Il suo respiro è lento. Le sue labbra si socchiudono leggermente. E' ora immersa in un sonno profondo.
E come in un sogno, ripeto gli stessi gesti. Quante volte si è ripetuta la stessa scena? Esattamente sei volte. Questa notte è la settima.
Prima mio padre, poi Silvia, la mia amica d'infanzia. Ugo, mio fratello, Zoe, ragazza facile ma la cui anima mi aveva stregato, Giuseppina, che ho amato appassionatamente, il signor Albert, mio maestro di metafisica che ha risvegliato e coltivato in me il gusto dell'insolito, e mia madre, da così poco tempo. Questa volta, è Katia che trasporto nel mio ufficio laboratorio.
- Quando mi farai visitare il tuo laboratorio? mi chiedeva costantemente.
Rispondevo allora:
- Verrà il giorno, verrà il giorno.
La stendo sull'altare e pongo sul suo petto la statuina che abbiamo acquistato questa mattina. Da una ciotola posta presso l'altare, prendo un pugno d'incenso che verso in un turibolo. Accendo tre candele sulle quali sono disegnati dei segni cabalistici. Mi avvicino all'altare. Nella mia mano sinistra tengo il papiro; nella mano destra, lo stiletto con la lama così sottile. Il pendolo ha appena suonato i dodici colpi della mezzanotte. Sussulto. In uno sdoppiamento della personalità, recito i versetti oscuri scritti sul papiro. Con un gesto teatrale, il cuore che mi batte, alzo lo stiletto e lo affondo con un colpo secco nel petto di Katia e le trapasso il cuore. Si è appena mossa. Non ha avuto il tempo di soffrire.
Poi, tutto si svolge molto in fretta. Il tempo incalza. L'anima esce dal corpo due minuti dopo la morte. Devo rapidamente terminare il rito per imprigionare l'anima di Katia nella statuina. Una sola goccia di sangue di Katia è sufficiente e lo depongo sulla statuina recitando il rituale appropriato. Prendo una ciocca dei suoi capelli, l'avvolgo attorno al collo della statuina. Mi sento febbricitante. Mi inginocchio e mi raccolgo un istante. Il transfert è terminato. Katia mi appartiene per l'eternità. Prendo la statuina, la accarezzo dolcemente e le sussurro con tenerezza: - Katia, vedrai come sarai felice qui, lontano dalle pene di questo mondo. Grazie a me, vivrai in eterno.
Il suo sguardo di pietra sembra riflettere tutte le paure del mondo...
- Non aver paura, "la morte non esiste più, la tua anima è di pietra, la pietra è di sangue". Così parlano le scritture. Ora ti presento la tua nuova famiglia.
Con la statuina tra le braccia, mi avvicino allo scaffale dove mi attendono tutte le altre.
- Katia, ti presento mio padre; è un po' severo ma tanto gentile. Ecco Silvia e Giuseppina. Vi capirete bene tutte tre. Ecco Zoe, un carattere a parte ma molto buona. Il signor Albert, lui, è un pozzo di scienza. Ascoltalo bene, ti darà dei buoni consigli. Ed ecco mia madre, è così dolce, ti amerà come una figlia. A presto Katia! dico abbracciando la statuina. Ti amo.
Do un'occhiata all'orologio. Quando terminerà questa cerimonia? Le persone posano su di me lo stesso sguardo inquisitore e di biasimo. Mia moglie è morta, io non piango. Non comprenderanno dunque mai!
Ho fretta di rientrare. Ho un appuntamento con Elena alle diciotto e sono già le diciassette e trenta. Ho qualche cosa di molto importante da chiederle. Dalla sua risposta dipende tutto il suo destino...
Penso alle mie pietre, così belle, così fortunate. Ma perché sono così tristi?