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Melchior De
Marion-Brésillac:
il Fondatore
L’esperienza in India

Melchior de Marion
Brésillac nasce a Castelnaudary in Francia il 2 dicembre 1813. Entra nel
seminario della sua diocesi, a Carcassonne. E’ ordinato sacerdote il 22
dicembre 1838. Dopo oltre due anni di ministero pastorale nella sua
parrocchia di origine, malgrado la forte opposizione del padre, entra
nell’Istituto delle Missioni Estere di Parigi. Il 27 luglio 1842 giunge in
India, a Pondichery. Diventa quasi subito superiore del seminario locale. Nel
1846 diventa vescovo e pro-vicario apostolico di Coimbatour. Il suo ministero
si svolge in un ambiente complicato da problemi legati ai riti malabarici e
alla divisione della popolazione in caste. Nel 1853, dimettendosi
dall’incarico, si mette in viaggio per l’ Europa.
Freetown:
“la tomba dell'uomo bianco”
Accolte le sue dimissioni, Mons. de Marion Brésillac
chiede all’autorità pontificia di poter partire per l’Africa. Vorrebbe andare
nel Dahomey, paese sprovvisto di missionari e con popolazioni
particolarmente bisognose di
aiuto. Desidera andare secondo uno spirito e uno stile apostolico con uno o
due compagni. Propaganda Fide, come allora si chiamava il dicastero vaticano
incaricato delle missioni, gli chiede però di fondare un istituto
missionario. Così l’8 dicembre 1856, nella cappella di Nostra Signora di
Fourvière, a Lione, in Francia, Mons. de Marion Brésillac, circondato dai
primi compagni, consacra alla Madonna la nascente Società delle Missioni
Africane (S.M.A.).
Nel 1858, al nostro
Fondatore è affidato il vicariato della Sierra Leone, ritenuto meno
pericoloso. L’11 marzo 1859 egli parte per l’Africa. Il 14 maggio sbarca a Freetown.
Purtroppo vi imperversa una grave epidemia di febbre gialla. Nello spazio di
qualche settimana cinque su sei missionari muoiono, tra i quali Mons. de
Marion Brésillac che scompare il 25 giugno 1859.
P. Augustin Planque,
responsabile del gruppo di missionari
che era rimasto a Lione, secondo il desiderio del Fondatore, prende in
mano la nascente opera come superiore generale. Durante il suo lungo governo (1859-1907) egli la sviluppa,
l’organizza, nonostante il numero considerevole di missionari inviati nelle
regioni dell’Africa dell’Ovest e deceduti dopo poco tempo a causa delle
difficilissime condizioni di vita.
credere nell'uomo
Una delle caratteristiche del Fondatore delle
Missioni Africane è la sua fede indistruttibile nell'uomo, in ogni uomo,
qualunque sia la sua razza, la sua cultura, e anche i suoi difetti. Questa
convinzione era in contrasto con le idee correnti: la cultura egemone,
impregnata d'un complesso di superiorità, considerava con disprezzo e
condiscendenza gli altri popoli. Quest'atteggiamento era condiviso anche da
certi missionari.
Responsabile del seminario Brésillac vuole dare ai
chierici indiani la stessa istruzione che viene data nei seminari in Europa.
Come - mi diceva qualcuno - lei vuole insegnare il francese, la matematica,
la geografia e addiruttura la fisica, lei ne farà dei presentuosi. Brésillac
non tiene conto di queste osservazioni e continua a dare una vera formazione
ai suoi allievi, convinto che la presunzione e l'orgoglio siano soprattutto
frutto dell'ignoranza.
amare col cuore
Un confratello gli diceva: Gli Indiani non hanno
cuore, non amano nessuno: E chi li ama, risponde Brésillac, vuole che amino
coloro che li scacciano con disprezzo? Io ho voluto loro bene, e loro mi
hanno voluto bene, di questo sono sicuro. Per lui non basta amare
genericamente, bisogna essere "affezionati" agli Indiani, agli Africani:
bisogna accettarli così come sono.
Domandando di essere inviato in Africa, dopo le
Indie, Brésillac manifesta chiaramente la sua preferenza per i più
abbandonati. Egli è convinto che queste persone possono accogliere il Vangelo
ed esserne trasformati.
La sua opera e i suoi scritti precorrono e
annunciano i grandi temi della missiologia del 20mo secolo.
Brésillac:
un uomo che vede lontano

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