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Il MALAWI
GEOGRAFIA
E STORIA
Il Malawi, sulla carta geografica
dell'Africa, sembra un piccolo bruco che si fa largo a fatica tra
le nazioni gigantesche che lo bloccano da ogni parte: la Tanzania
dal nord e dal nord est, lo Zambia dall'ovest, il Mozambico dal
sud e ancora da sud est. E' un budello un po' contorto lungo 850
km e largo 160, dove fa la pancia, con una superficie totale di
118.484 kmq (poco più di un terzo dell'Italia) di cui più di
24.000 kmq sono coperti dalle acque interne, tutte adagiate sul
fondo del confine meridionale di quella che è chiamata la Grande
Rift Valley. Così il Paese è diviso geologicamente in due parti
ben distinte: gli altipiani e la fossa occupata dai laghi e dalla
vallata del fiume Shire che dal lago Malawi fuoriesce.
Le bellezze del
territorio
Gli altipiani a nord
L'altipiano, in genere, è sui 1.000 metri
di altezza ma al nord sale fino ai 2.500. Qui il governo del
Malawi ha segnato i confini del Nyika National Park. Vasto 3.225
kmq è il più grande e il più alto tra i cinque parchi
nazionali e le quattro aree protette (le game reserves)
che fanno di questo Paese il paradiso di ogni naturalista.
L'altipiano della regione del nord, che ha
come capoluogo la cittadina di Mzuzu, è il meno popolato del
Paese e il più ricco di foreste. Scendendo da Mzuzu verso
Lilongwe, la capitale, si arriva al Viphya Plateau dove si passa
piacevolmente in mezzo a chilometri di foresta. In parte questa
è ancora l'originale, l'antica, punteggiata da piante nobili dal
legno pregiato, tipo il cedro, l'ebano, il mogano ecc.; in parte
è nuova: sono le piantagioni di pini e di eucaliptus volute dal
governo: un manto verde immenso.
Le grandi piantagioni di pini del Viphya,
estese per 45mila ettari, erano state iniziate negli anni '50 con
l'idea di dar vita ad un grandioso progetto per esportare polpa
da carta: è rimasto un sogno. C'è solo la Viply, una compagnia
che produce legno compensato per il fabbisogno interno, e
un'impresa governativa per trasformare i tronchi in carbonella.
Il sottosuolo del Malawi, purtroppo, non offre alcuna materia
prima e tanto meno il petrolio che deve essere totalmente
importato.
La
regione centrale
Un altro salto e si entra nella regione
centrale. L'altipiano si allarga a tavola fino ai confini con la
Zambia, ad ovest. E' tutto coltivato: mais, cotone, tabacco ecc.
Capanne e campi lavorati.
Per ritrovare la foresta occorre dirigersi
verso un altro Parco, quello di Kasungu: come il Nyika anche
questo trasborda i confini con lo Zambia e comunica con il
Luangwa. E' il secondo Parco Nazionale per grandezza e protegge
un territorio ondulato coperto da una fitta foresta intersecata
da parecchi fiumi di cui i più importanti sono il Lingadzi e il
Dwangwa.
E' qui dove vivono la maggior parte degli
elefanti del Malawi il cui numero, nonostante l'intenso
bracconaggio degli anni '70 e '80, si è stabilizzato e ora è
addirittura in crescita.
Da Kasungu alla montagna di Dedza, l'ultimo
sperone dell'altipiano prima che si discenda nella vallata dello
Shire, la pianura è punteggiata qua o là da montagne isolate.
Tra queste la più famosa, almeno per i Chewa che abitano la
zona, è la montagna di Bunda. E' da quella sommità, secondo i
loro miti, che Dio, dopo aver creato il mondo, ha dato vita
all'uomo e agli animali: vi fanno vedere le impronte che gli
elefanti hanno lasciato scendendo dal monte, se vi andate. Su
quella montagna anticamente c'era un famoso santuario per
invocare la pioggia.
Dedza, a 1520 m., è la cittadina situata
più in alto del Paese. Nel suo circondario si trovano cave che
hanno dato ospitalità ai primi uomini: le pitture rupestri ne
sono una prova.
Le
montagne del sud
Nella regione meridionale l'altipiano
riparte ad est, per quanto è compreso nei confini del Malawi,
con i monti Mangochi, il Chikala, il Plateau di Zomba, le terre
alte dello Shire (chiamate appunto Shire Highlands) per terminare
nel monte Mulanje, 3.000 metri, il più alto picco dell'Africa
centrale.
La voce dell'oracolo
Con la guida Nelson Chipembere mi arrampico
sulla catena di monti chiamati Mangochi. "Ci sono caverne -
mi dice la guida - dove ancora si vedono le vestigia di antichi
abitatori. In una di queste, fino al secolo scorso, la gente si
rifugiava per sentire la voce dell'oracolo, la voce del Dio
Mtanga stesso che parlava al suo popolo." La foresta è
ancora quella primaria, non toccata dall'uomo ed è tutto un
tripudio di colori. Saliamo fino alla sella da cui si vedono due
paesi: il Malawi e il Mozambico. Qui gli inglesi, alla fine del
secolo scorso, hanno costruito un forte che serviva sia per
combattere gli ultimi capi ayao irriducibili nel continuare la
tratta degli schiavi, sia per tenere a bada i portoghesi che
miravano all'annessione delle terre del lago. Le mura, fatte di
pietre levigate, sono ancora intatte mentre le case di mattoni al
suo interno sono degli scheletri tra cui crescono alberi
rigogliosi.
Il plateau di Zomba, così chiamato perché
torreggia a 900 metri sopra l'antica capitale del Paese, è zona
protetta come riserva forestale. Nei suoi 19 km di lunghezza e
otto di larghezza unisce immense piantagioni di pini, macchie di
foresta primitiva, stagni in cui si allevano trote, ruscelli
mormoranti e offre panorami da fiaba oltre alla possibilità di
ristoro all'albergo Chawe Inn.
Anche qui la presenza di antichi abitanti è
provata: il Chingwe's Hole, un enorme buco che penetra
profondamente nella terra, dicono dovesse essere un posto dove
anticamente gettavano i morti. Qualcuno è sceso fino a una
quindicina di metri ma non ha trovato nulla. Sicuramente però
una volta era molto più profondo, perciò con scavi archeologici
sistematici, magari si scoprirebbero chissà quali segreti.
Le prime piantine di tè
Al Mulanje si arriva da Blantyre, la città
industriale del sud, percorrendo una strada che per chilometri
passa tra verdeggianti piantagioni di tè. Fu Henry Brown, il
giardiniere della missione presbiteriana di Blantyre, che nel
1891 cominciò la prima piantagione - la prima in assoluto in
tutta l'Africa - con 20 piantine. Un esperimento agricolo tra i
più riusciti tanto che oggi il tè è uno dei pilastri
dell'esportazione del Paese. Il Mulanje è una montagna di grandi
dimensioni (copre 1.036 kmq) con pareti a picco che potrebbero
fare la gioia degli scalatori (il Chambe, la via diretta
occidentale, è lunga 1.675 metri e si può affrontare solo con
la corda) ma anche con foreste primitive e piantagioni di cedri
(il cui legno canforato è molto richiesto per mobili e
guardaroba), con cascate di torrenti, sentieri da passeggio e
capanne-rifugi per dar la possibilità agli intrepidi scalatori
di passarvi la notte.
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