I popoli e la
loro storia
Nel 1993, nell'area di Karonga, e quindi
sulla riva nord occidentale del lago, gli archeologi hanno
ritrovato la mandibola inferiore di un ominide vissuto due
milioni e mezzo di anni fa, contemporaneo più o meno di quelli i
cui resti sono stati scoperti, molto più a nord, da Leakey. A
confermare che il Rift è la culla dell'uomo.
Nel cronicamente disastrato Museo del Lago,
a Mangochi, si possono ammirare, quando è aperto al pubblico,
reperti indicanti attività umane, ritrovati sempre sulla sponda
occidentale da Karonga a Cape Maclear. Sono vecchi dai 50 ai
100mila anni. Le tradizioni orali del Paese hanno conservato il
nome e pochi ricordi degli antichi abitanti: gli Akafula.
I piccoli
uomini rossi
Risalendo a ritroso il corso dei secoli, si
sa che già 1.500 anni prima di Cristo le foreste, che si
specchiano nel lago Malawi, erano abitate da piccoli uomini dalla
pelle color rame, i quali si rendevano belli colorandosi il corpo
con l'ocra. Simili, in una parola, al popolo San, i cosiddetti
boscimani, del Kalahari. Qui si chiamavano Akafula, vivevano di
caccia e di pesca, non davano fastidio a nessuno: un popolo
discretamente pacifico, anche perché non avevano a portata di
mano o di arco, nemici da eliminare. La loro supremazia sul
territorio fu molto lunga, fin quasi al 1.500 dopo Cristo, quando
cominciarono ad arrivare, provenienti dal bacino del Congo,
quelli che poi si chiamarono Amaravi.
I piccoli uomini rossi, sparsi sul
territorio e suddivisi in piccoli clan com'erano, non furono in
grado di formare un fronte unito per fermare l'invasione di
questi uomini neri e grossi, armati di lance di ferro e di scudi
di pelle, soldati ma anche agricoltori ed allevatori. Scoppiò la
solita guerra tra un popolo nomade e uno stanziale, e i piccoli
uomini rossi furono sterminati.
Anyanja: i
popoli del lago
Tutti i popoli che, a ondate successive, si
insediano nella Terra del lago a spese degli Akafula vengono
raggruppati sotto un nome comune: i Bantu, che riunendosi tra
vari clan formano un piccolo impero. Il gesuita portoghese
Baretto, nel suo rapporto datato 1667, parla di un "impero
del Maravi governato da Caronga" la cui gente commerciava
con i portoghesi in avorio, ferro, schiavi e machira,
che sono stoffe di cotone molto richieste nel regno di
Monomatapa.
Per duecento anni, poco più poco meno, in
una relativa pace e prosperità dura l'impero Maravi: è il
periodo d'oro della storia di questi popoli che, ritornati
indipendenti nel 1964, ridaranno lo stesso nome - diventato
Malawi - al paese che gli arbitrari confini coloniali hanno
ristretto ad una semplice striscia lungo il lago e il fiume
Shire.
La fine del Maravi è legata sia al proprio
declino sia all'invasione quasi contemporanea dal sud degli
Angoni e da est degli Ayao.
Angoni e
Ayao
Nel 1835 un popolo in fuga proveniente dal
sud attraversa lo Zambesi: sono gli Angoni. Provengono
dall'odierno Natal, Sud Africa, e fuggono da Shaka, un Napoleone
in piccolo dalla pelle nera che ha il debole per la guerra e che
sta formando, con il sangue di circa due milioni di indigeni,
l'impero Zulu: i popoli vicini o si sottomettono o scappano
creando così quei movimenti di masse umane (chiamato da loro mfekane)
che hanno ridisegnato la mappa del centro-sud del continente.
Questi Angoni, pur in fuga, sono dei
guerrieri che hanno assimilato le lezioni di Shaka, e dove
passano sconfiggono qualsiasi gruppo armato che tenta di
resistergli. Risalgono gli altipiani del Maravi da sudovest, e in
breve tempo ne diventano i padroni. Mentre allargano il dominio
sul territorio si scontrano con un altro popolo, gli Ayao: anche
loro hanno iniziato, però da est, a invadere il paese proprio
nel medesimo tempo.
Gli Ayao, all'inizio sono un popolo pacifico
che coltiva la terra situata tra i fiumi Rovuma e Lujenda, a est
del lago Maravi, nell'odierno Mozambico. Parecchi di loro però,
specie quelli appartenenti alla corporazione dei fabbri, si
trasformano ben presto in commercianti che oltrepassano i confini
del loro territorio giungendo fin sulla costa dove vengono a
contatto con gli arabi. Questi, a loro volta, sono già presenti
sulla costa orientale africana da più di un migliaio di anni e
hanno fatto dell'isola di Zanzibar il centro dei loro commerci.
Spezie, avorio e schiavi: queste le merci più richieste. Per le
spezie è l'isola stessa di Zanzibar con le sue piantagioni di
chiodi di garofano che copre la domanda. Per l'avorio e gli
schiavi, sono i commercianti Ayao i migliori fornitori che
ricevono in cambio stoffe e armi da fuoco (degli arabi
abbracceranno anche la religione ma solo dopo il 1870).
A piccoli gruppi penetrano nella zona del
lago e, in breve tempo, razziando schiavi, diventano i padroni di
tutte le sue coste e delle sponde dello Shire.