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VERSO L'ETA' ADULTA
Il bambino cresce sotto la supervisione
dell'intero gruppo familiare e sono specialmente gli anziani a
curarsi della sua educazione. Ben presto viene messo al lavoro,
non fosse altro che far da pastore agli animali che allevano:
pecore, capre o mucche.
Ma è la cerimonia dell'iniziazione che dà
la possibilità ai ragazzi di conoscere a fondo le tradizioni e
gli usi della tribù e che li fa entrare a pieno titolo in essa:
chi non è iniziato non si sente adulto.
Segregati in foresta
Annualmente, dopo il raccolto, in ogni
villaggio si raccolgono i ragazzi e le ragazze sui 12-13 anni in
due gruppi ben distinti. In genere le ragazze, con le loro
maestre, si ritirano in una capanna isolata del villaggio stesso,
i ragazzi invece, con i padrini e gli anziani, si incamminano nel
bosco dove erigono dei ripari provvisori circondati da una
recinzione fatta di pali e di erbe che nessuno può superare
senza il permesso del capo-cerimonia: anticamente chi
contravveniva a questa regola veniva ucciso. L'importanza
dell'evento è data anche dall'aria di mistero, di segretezza e
di paura che accompagna questi riti. Specialmente la paura. Il
bambino ha finito di essere spensierato, d'ora in avanti, oltre
ad acquisire quel sano orgoglio di appartenere a un'illustre
tribù, dovrà guardarsi da tanti tabù, dovrà sottostare a
innumerevoli comandamenti e ad antiche tradizioni che lo faranno
vivere in un costante stato di paura, il tutto unito al timore
degli spiriti e delle forze occulte sempre in agguato per
togliere o sminuire il bene più grande dell'uomo che è la vita:
esorcizzerà tutto ciò mostrandosi gioioso e chiassoso ma è
solo una facciata esteriore.
Educazione alla vita
Sia per i maschi che per le femmine
l'istruzione comincia con la storia della tribù, con
l'enumerazione delle cose da fare e da evitare, con
l'apprendimento dei canti e l'introduzione alla vita di adulti.
Gli insegnamenti generali dell'iniziazione in breve sono:
obbedire e onorare gli adulti, aiutare i bisognosi, gli anziani,
i bambini gli zoppi e questi non deriderli, onorare i genitori,
amare Dio, dire la verità, non rubare, non commettere adulterio,
aver cura del proprio corpo giorno dopo giorno, non mangiare cibo
rubato, essere gentile con tutti, lavorare sodo e rispettare
tutte le creature di Dio.
Per i maschi Alomwe ed Anyanja finisce lì,
per gli Achewa in più c'è l'affiliazione agli Nyao e per
gli Ayao la circoncisione.
Il gruppo degli Nyao
L'affiliazione agli Nyao inizia con
il terrore: il ragazzo viene denudato, picchiato con bastoni,
obbligato a bere strane e puzzolenti "medicine"
contenenti escrementi e urina, a ingoiare le viscere crude e
sporche di un pollo... Sono i membri anziani che fanno tutto ciò
con l'intento di far perdere al giovane candidato ogni senso di
pudore e di vergogna. Poi gli viene rivelato, sotto strettissimo
segreto, la storia dell'organizzazione e i suoi comandamenti. Nel
frattempo gli insegnano come costruire le maschere da indossare
nelle danze, che sono una delle maggiori espressioni del gruppo,
e come danzare secondo la maschera che si ha indosso. Impara
anche come andar di notte, nudo, nei villaggi a rubare galline,
le parole segrete di riconoscimento... Solo pochi, e i migliori,
poi continueranno a far parte del gruppo ristretto dei danzatori,
ma per chi è iniziato non ci sarà pericolo che venga preso di
mira dai membri attivi che, quando invadono un villaggio per le
danze, hanno libertà di fare tutto quello che vogliono (dal
rubare al fare qualsiasi violenza alle cose e alle donne) temuti
come sono e coperti dall'immunità dell'anonimato. Ancor oggi per
le strade del Malawi si possono incontrare siffatti uomini
mascherati in pieno giorno: al loro apparire la gente ha paura e
si ritira nelle case. Inizialmente queste danze dovevano avere un
qualche significato religioso, specie per placare gli spiriti
degli antenati e di quelli appena morti, e le maschere che,
uscendo all'improvviso dalla foresta intimorivano tutti, dovevano
appunto significare gli spiriti dei morti. Il tutto legato
all'autorità del capo villaggio che negli antichi tempi era
anche il custode della "casa degli spiriti" ai quali
offriva sacrifici e preghiere.
La circoncisione
Per i ragazzi Ayao, invece, il culmine
dell'iniziazione è la circoncisione. La mattina del giorno
fissato per l'operazione, sono condotti al fiume dove si
immergono nudi fino alla vita per ore finché una specie di
anestesia entra in loro. Poi con una lametta o un coltello
arrugginito, se non addirittura con un bambù reso tagliente, il
"dottore africano" - come oggi amano definirsi i
tradizionali praticoni di villaggio - taglia il prepuzio e
cosparge la ferita con un impiastro composto di cenere e di
olio.(Qualcuno di questi "medici" è al corrente della
penicillina in polvere e, se riesce a procurarsela, la usa).
Spesso le complicazioni sono febbre, infezioni: qualcuno muore,
anche, all'interno del recinto, ma i suoi parenti lo sapranno
solo alla fine della cerimonia, quando il loro figlio non esce
con gli altri; e non riceveranno neppure il cadavere che è stato
sepolto in fretta nel bosco.
La festa della fertilità
L'iniziazione
della ragazza è suddivisa in varie fasi in corrispondenza del suo sviluppo
fisico. Mentre cresce e comincia ad aiutare sua madre, il lavoro fa sempre più
parte della sua vita e il tempo per giocare diminuisce sempre più. Con
interesse e partecipazione la famiglia guarda la sua crescita, e lei è avvisata
che alla prima mestruazione non deve aver paura ma subito è obbligata, pena la
morte, ad avvisare le donne anziane di quello che sta succedendo in lei. Fino a
quel momento lei è libera di "giocare" con le compagne e i compagni
per "preparare" il suo corpo per il futuro marito.
Le “maestre” iniziatrici
Non
sarà sua madre la prima a saperlo, né sarà lei a darle le istruzioni del caso:
per questo ci sono le "maestre". Queste, oltre a segregare la ragazza
in una capanna, avvisano il capo villaggio, a cui viene offerto un pollo.
Inizia così la prima iniziazione privata della ragazza per i 4 o 5 giorni in
cui rimane chiusa in casa. I primi insegnamenti sono per i tabù, le precauzioni
che deve avere durante il mestruo: non toccare il fuoco, non dar da mangiare a
un bambino, non versare l'acqua nella pentola, non chiudere la porta di casa ma
farla chiudere a qualcun altro, non toccare le ceneri del focolare, non
mettersi dietro alla madre, non dormire sulla solita stuoia, non
"giocare" con i giovani... “se non seguirai queste istruzioni morirai
o perderai molto sangue o una sfortuna ti capiterà di sicuro”. Poi si passa
alle regole di buona creanza: “non comportarti più come una bambina,
inginocchiati davanti a un anziano, parla dolcemente e cerca di passare
inosservata, làvati prima che il sole sorga, non entrare in casa nella quale
stanno dormendo i tuoi genitori, non passare mai dietro le persone ma sempre
davanti”... L'ultimo giorno le vengono tagliati a zero i capelli, la notte
seguente deve compiere un solo atto sessuale con un giovane pagato apposta per
questa prestazione, e le "maestre" rifanno il pavimento della capanna
con un nuovo strato di fango: è il segno per la famiglia che la loro figlia è
ormai una donna.
La festa finale
La
festa solenne per tutte le ragazze del villaggio che sono diventate donne si fa
dopo il raccolto ed è la più importante della stagione. Esse se ne stanno
recluse in una capanna ai margini del villaggio oppure in un recinto nel bosco.
Anche per loro, come per i coetanei maschi, ci sono punizioni, inflitte spesso
gratuitamente dalle "maestre", che esse devono sopportare stoicamente
e ancora tanti insegnamenti. Infine la festa finale a cui esse si presentano
tutte adornate, ancora una volta pelate ma con i seni scoperti: danze, regali,
ubriacature varie.
D'ora
in poi la ragazza si farà chiamare con un nome nuovo per la nuova vita che sta
per incominciare, quello da bambina non le serve più.
Acconciature ed
ornamenti
"Gli
Amang'anja - scrive Livingstone nel suo diario - ornano i loro corpi in modo
stravagante, indossando anelli, braccialetti fatti di ottone, rame o ferro. Ma
il più bel ornamento è il pelele, un disco nel labbro superiore delle
donne. Qualche donna giunge anche agli estremi di introdurre un disco anche nel
labbro inferiore". Una tradizione scomparsa all'inizio di questo secolo.
Sulle
facce delle donne anziane si possono ammirare ancor oggi tatuaggi di bellezza,
oppure un buco nella narice destra riempito con un gioiello d'argento.
Anticamente
il vestito, che si limitava a un semplice perizoma sia per l'uomo che per la
donna, era ricavato dalla scorza di un particolare albero che veniva lavorata e
ammorbidita con i denti (le donne li consumavano con queste operazioni
ripetute) o pestandola con dei mattarelli; anche le coperte erano ottenute con
lo stesso procedimento: era la famosa macila che gli Amaravi vendevano
anche ai commercianti portoghesi prima che arrivasse sul mercato il càlico,
la rudimentale stoffa intessuta a mano proveniente dall'India. Il telaio
per tessere le stoffe non era conosciuto in questa parte dell'Africa.
L'acconciatura
dei capelli, per le donne, è sempre stata un motivo di "croce e
delizia" per le stesse. Tirare i loro capelli ricci e legarli in tante
treccine, una moda vecchia e universale, è molto doloroso e causa mal di testa.
Oppure li stirano, usando pietre o pettini di metallo scaldati sul fuoco.
Profumi,
lozioni e creme per sbiancare la pelle, spesso dannose a lungo andare, sono
oggi molto richieste dalle donne che spendono volentieri i loro risparmi, se ne
hanno, per farsi belle.
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