Riflessioni dello scrittore Ivano Malcotti – Prefazione della scrittrice e filosofa Silvia Bevilacqua
Queste pagine raccontano il coraggio antico dell’amore verso la madre. Senza filtri, senza nascondersi, senza aggiungere. Sono pensieri in versi, leggeri e diretti.
Il rapporto tra madre e figlio si rovescia: chi è stato custodito diventa custode. Eppure, non vi è eroismo né retorica, ma una forma silenziosa di restituzione affettiva. La fragilità non impoverisce il legame: lo rende più essenziale e umano.
“Queste poesie hanno piuttosto un tenore sentimentale, se per tenore sentimentale intendiamo quella voce che prende forma con regolarità dentro ogni parola che vuole essere vivente”
(dalla prefazione di Silvia Bevilacqua).
“Così una madre che dimentica prende forma e si eleva al di là della nostra fissità nel guardare, senza vederla, la vita. Si possono dissolvere parole e ricordi, ma questo non cancella la relazione. La cura diventa così una soglia profonda dell’esistenza, in cui amare significa restare accanto all’altro”
(dalle riflessioni di Ivano Malcotti)
Per vedere un’intervista a Stefano Giordano di primocanale clicca qui
Stefano Giordano. Fin da ragazzo ho osservato con attenzione le fragilità sociali, sentendo dentro di me il bisogno di comprendere e aiutare chi attraversava momenti difficili. Nel 1997 sono diventato Vigile del Fuoco, un lavoro che mi ha insegnato cosa significhi stare accanto alle persone nell’emergenza, nella sofferenza e nella quotidianità. Gli anni vissuti nel sindacato e successivamente nell’impegno politico hanno rafforzato la mia sensibilità verso gli aspetti umani e sociali della vita, insegnandomi quanto sia importante proteggere, ascoltare e sostenere chi resta indietro o vive una difficoltà. “MÀ. Canto dell’anima” nasce da questo cammino umano, dal dolore della perdita e dalla necessità profonda di trasformare l’amore vissuto in memoria, parola e presenza.